HomeSocietàPetrolio in paradiso

Petrolio in paradiso

di
Mauro Capocci

Sabina Morandi Petrolio in paradiso Ponte alle Grazie, 2005pp. 230, euro 11,90 Ai piedi di un vulcano, la spedizione di un’azienda petrolifera si introduce, a colpi di machete e mazzette (in denaro) nella riserva abitata da indigeni dell’Amazzonia. Lo scopo sono le prospezioni sismiche per individuare nuovi giacimenti di petrolio. I “selvaggi”, gli indios ecuadoregni che vivono sotto il vulcano Tristeza, non sono d’accordo. Intorno a questo scontro si sviluppa il romanzo di Sabina Morandi, giornalista ma ormai romanziera a pieno titolo (è la sua seconda opera narrativa, dopo “Quasi come voi” http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1051&c=SBR4R7Z66K3EK, DeriveApprodi, 2002). La Morandi segue per il quotidiano Liberazione le questioni legate a scienza e ambiente, ma concependo il lavoro nel modo più ampio possibile: racconta non solo dei laboratori, ma anche dei social forum. E proprio dagli incontri che si tengono ormai regolarmente a Porto Alegre nasce questo romanzo, che però solo romanzo non è.Infatti, nelle pagine si trovano non solo le vicende dei personaggi del romanzo. La narrazione si allarga a fatti di cronaca reale: i movimenti di resistenza delle popolazioni indie e in generale degli aborigeni di molte parti del mondo; le strategie di penetrazione delle multinazionali; i temi dell’ecologia e delle fonti energetiche; nonché delle divagazioni sulle visioni del mondo caratteristiche delle popolazioni della foresta amazzonica. Il romanzo diventa quindi uno stratagemma per introdurre il lettore a questioni che sono il nocciolo di molte delle controversie sull’etica scientifica e tecnologica contemporanea. La posizione che gli eroi positivi della storia esprimono è quella non del totale rifiuto dello sviluppo, ma di uno sviluppo che sia sostenibile. Un concetto, questo che non è declinato nel senso classico della crescita capitalista, ma piuttosto della difesa di modi di vivere e di pensare diversi da quello dell’uomo bianco di origine europea. Una difesa che però sfrutta anche i moderni mezzi di comunicazione: messi a repentaglio gli indios usano internet per riuscire a comunicare con l’esterno e accedere a reti nelle quali i saperi non sono solamente quelli “istituzionali”. Un passaggio tecnologico che gli zapatisti del Chiapas messicano – debitamente citati dall’autrice – hanno dimostrato essere fondamentale per riuscire a attirare l’attenzione del mondo su alcuni problemi altrimenti destinati a essere sepolti nel cuore della foresta. Scrivendo queste cose, Morandi riesce quindi a far riflettere anche sul ruolo odierno dei giornalisti e dei comunicatori, troppo spesso schiavi dei committenti pubblicitari e timorosi di avventurarsi in temi scomodi. Gli spunti di dibattito offerti da questo romanzo sono quindi molti. Ne parliamo in queste pagine – sulle quali raramente si scrive di romanzi – perché spesso si tende a dimenticare la dimensione umana dello sviluppo scientifico, tecnologico e sociale, assolutizzando i concetti di “buono” e “utile” della società occidentale. Sempre più raramente gli scienziati – ma anche i filosofi della scienza – si spendono per creare un vero rapporto tra scienza e società. Allora ben vengano romanzi che, anche se non destinati a essere capolavori della letteratura mondiale, richiamano l’attenzione sui problemi reali che la “nostra” visione del mondo (quella del maschio bianco di origine europea) sta creando al pianeta e a gran parte dei suoi abitanti, umani e non.

RESTA IN ORBITA

Articoli recenti