Sommersi di plastica, non solo in acqua

plastica
(Foto via Pixabay)

di Alice Matone

Gli oceani sono pieni di plastica, lo sappiamo bene, ma cosa dire della terraferma? Se lo sono chiesti i ricercatori del Leibniz institut für Gewässerökologie und Binnenfischerei (IGB) e della Freie Universität di Berlino. Secondo lo studio, guidato da Anderson Abel de Souza Machado e uscito su Global change biology, le microplastiche sono più diffuse negli ambienti terrestri che acquatici, e le conseguenze sono sottostimate. Sia gli equilibri degli ecosistemi che la salute degli esseri viventi sono a rischio, e le microplastiche sono arrivate anche nel cibo.

Sono pochi gli studi sugli effetti della plastica sulla terra. Fino ad oggi la ricerca si è concentrata sui mari, ma la diffusione terrestre è molto più alta di quella acquatica, da 4 a 23 volte maggiore, a seconda delle zone. La ricerca dell’IGB stima che i soli terreni agricoli contengano più plastica dei bacini oceanici e che raggiunga fino al 60% del peso nei terreni più contaminati, dove può rimanere per più di un secolo. Ogni anno vengono prodotti 400 milioni di tonnellate di plastica nel mondo ed un terzo dei rifiuti finisce nel terreno e nelle acque dolci.

La plastica rilasciata nell’ambiente si disgrega in frammenti, detti microplastiche sotto i cinque millimetri e nanoplastiche sotto 0,1 micrometri. Durante la frammentazione assume nuove caratteristiche fisiche e chimiche, aumentando la possibilità di essere nociva per gli organismi. Si è visto che gli effetti chimici sono particolarmente problematici durante la fase di decomposizione, perché vengono rilasciati elementi tossici come gli ftalati e il bisfenolo A (BPA), noti per interferire coi sistemi ormonali di vertebrati (fra cui gli esseri umani) ed invertebrati. Sono state riportate conseguenze sugli organi riproduttivi sia maschili che femminili in diversi studi, e anche collegamenti con l’obesità infantile.

L’impatto sull’ambiente della diffusione delle micro e nanoplastiche è su diversi livelli, dalla diffusione di malattie, alle modifiche strutturali del terreno, al danneggiamento di intere specie. I frammenti di plastica possono trasportare sulla superficie agenti patogeni, e diffondere così malattie nell’ambiente: uno studio su Marine Environmental Research riporta la presenza del batterio Vibrio parahaemolyticus su microplastiche del Mar Baltico, e la stessa cosa potrebbe accadere in terraferma.

Le microplastiche nel terreno influenzano diverse specie. Un lavoro pubblicato su Environmental Pollution riporta per esempio un’alterazione nei percorsi sottoterra dei lombrichi, che trasportano i frammenti di plastica dispersi nel suolo, con un effetto non solo per i lombrichi stessi, ma anche per la qualità del terreno. Residui di plastica sono stati trovati nel miele, indicandone la presenza nei pollini di diverse piante, e nel metabolismo delle api e altri impollinatori. E nel 94% di un campione di volatili deceduti in Cina è stata trovata della plastica nel sistema digerente.

I nano frammenti agiscono a livello molecolare: se assorbiti dagli organismi possono causare infiammazioni, stress ossidativo, e attraversare le barriere cellulari, anche le più selettive come quelle di placenta e cervello. Una volta all’interno delle cellule, le plastiche possono interferire con i processi biologici, come l’espressione dei geni e le reazioni biochimiche. In uno studio sui pesci uscito su Scientific Reports si è visto che l’attraversamento della barriera cerebrale delle nanoplastiche ha effetti sul comportamento.

Le microplastiche arrivano direttamente anche agli esseri umani, col cibo: non si trovano solamente nel pesce (già lo sappiamo per la presenza della plastica in mare), ma ne sono stati trovati frammenti anche nello zucchero, nel sale, e nella birra.

Lo studio dell’IGB sottolinea l’importanza di un’analisi sistematica del livello di inquinamento da plastiche sulla terra. Ma al momento mancano metodi standardizzati per capire esattamente la portata del fenomeno e gli effetti a 360 gradi della decomposizione.

Articolo prodotto in collaborazione con il Master SGP di Sapienza Università di Roma

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