Nicola Armaroli, Vincenzo Balzani
Energia per l’astronave Terra
Zanichelli 2008, pp. 240, euro 11,50
Ho letto con estremo interesse e piacere questo piccolo libro dei colleghi Armaroli e Balzani. Il primo commento che mi è venuto in mente mentre lo leggevo è che esso dovrebbe essere utilizzato come libro di testo nelle scuole medie inferiori e superiori. E credo non sarebbe male se lo leggessero anche i nostri uomini politici, che potrebbero da esso trarre qualche spunto per trasformarsi da politici in statisti. L’esposizione è estremamente chiara e, pur se in modo sintetico, fornisce tutti gli elementi utili a un approfondimento dei vari argomenti. La materia è ben organizzata, trattata con linguaggio semplice ma rigoroso, divisa in nove capitoli che trattano tutti gli aspetti più attuali del problema della produzione, dell’uso (e dello spreco..) di energia, indicando con estrema chiarezza i vantaggi e gli svantaggi che derivano dall’uso delle varie fonti energetiche, i limiti delle risorse esistenti per quello che oggi ne sappiamo.
Gli autori non trascurano di ricordare che, aldilà del fatto che le risorse energetiche del pianeta sono limitate e che perciò i consumi non potranno crescere all’infinito, queste stesse risorse dovranno sempre di più, non solo per ragioni etiche, essere distribuire più equamente fra tutti i popoli della Terra. Anche se il dato è noto, fa ancora una certa impressione rileggere che il consumo energetico pro-capite dei paesi ricchi è di circa 20 volte più alto di quello dei paesi meno sviluppati.
Fra i capitoli più stimolanti c’è per me senz’altro quello in cui gli autori discutono la possibilità di utilizzare l’energia nucleare per risolvere il problema energetico. Tema, questo, che è tornato di prepotenza all’attenzione dell’opinione pubblica italiana, anche a causa delle decisioni prese dal governo in carica di rilanciare lo sviluppo del nucleare nel nostro paese. Le argomentazioni degli autori sono stringenti e non lasciano spazio a molti dubbi; aldilà del fatto che il nucleare potrebbe coprire al massimo tutto il fabbisogno di energia elettrica del nostro paese, cosa chiaramente utopica, per non dire insensata, questo corrisponderebbe solo circa un quarto del fabbisogno energetico dell’Italia odierna, lasciando quindi quasi inalterata la nostra dipendenza dall’estero. Per non parlare del fatto, che suppongo sia noto ai nostri governanti, che l’Italia non ha miniere di uranio e dovrebbe quindi, comunque, dipendere da importazioni dall’estero per rifornirsi di esso.
Un’altra parte molto interessante del libro riguarda quello che gli autori definiscono il mito dell’idrogeno, ricordando che esso non è una fonte primaria di energia e che per produrlo occorre consumare energia, nonché tener conto dei problemi legati al suo trasporto, immagazzinaggio e utilizzo. La conclusione degli autori su questo punto è comunque più ottimistica di quanto non mi fosse sembrato di capire dal contesto precedente.
Una nota critica, ma certamente non legata al contenuto scientifico del libro – che, come ho già detto, ritengo elevata – riguarda la previsione di un costante aumento del prezzo del petrolio, che gli avvenimenti recenti hanno completamente smentito, almeno per ora. Certamente non si può fare una colpa agli autori se hanno seguito le indicazioni unanimi di tutti i grandi economisti mondiali. Anche l’analisi di conflitti più recenti come quelli in Iraq o Afghanistan, basata fondamentalmente sull’argomento “controllo ravvicinato” dei pozzi di petrolio e gas, è forse un po’ troppo sintetica anche in questo contesto.
In definitiva un piccolo, grande libro, che consiglio davvero a chi sia interessato al problema energetico, che può essere letto da una vasta gamma di lettori a un prezzo veramente contenuto.
* Istituto di Biofisica CNR di Pisa





