I prioni, le proteine responsabili del morbo della mucca pazza e di malattie correlate, sono stati rilevati nelle ghiandole mammarie infiammate di alcune pecore affette di scrapie. Ne dà notizia su Nature Medicine un gruppo di ricercatori, guidati da Adriano Aguzzi, patologo dell’Università di Zurigo. Il pericolo, non ancora accertato, riguarda la possibilità che i prioni siano presenti nel latte degli animali infetti. La ricerca è stata condotta su 261 pecore in Sardegna. Delle sette pecore che erano affette da scrapie, l’equivalente ovino della malattia bovina Bse (encefalopatia spongiforme), quattro avevano ghiandole mammarie infiammate che presentavano la presenza dei prioni. Anche se rilevare le proteine alterate nel latte non è facile, secondo Aguzzi “è improbabile che non vi siano”. È noto che i prioni si trovano nel cervello, nella spina dorsale e nel midollo degli animali infetti, ma proprio alcuni studi di Aguzzi hanno dimostrato che possono trovarsi anche in altri organi infiammati, come fegato, pancreas, reni. Da questa premessa, è seguito lo studio sulle pecore. La ricerca riapre il dibattito sul rischio di contagio del morbo della “mucca pazza” tramite il latte di mucche o ovini malati. Finora gli studi fatti in tal senso hanno dato risultati negativi. Inoltre, come ha confermato Aguzzi, i prioni presenti nelle ghiandole mammarie sono a concentrazioni migliaia di volte inferiori rispetto a quelle del sistema nervoso. (a.l.)





