Geniale per la sua semplicità. È l’intuizione di Jacques Brotchi dell’ospedale Erasme di Bruxelles, in Belgio, di realizzare una risonanza magnetica portatile, da utilizzare in sala operatoria durante gli interventi di rimozione di tumori cerebrali. Per poter adattare la strategia operatoria secondo l’evoluzione dell’intervento. Un vantaggio non indifferente sia per il medico che per il paziente visto che, attualmente, il risultato dell’ablazione della massa tumorale può essere verificato soltanto al risveglio del paziente. E se ci si accorge che il tumore non è stato completamente rimosso, bisogna operare di nuovo o scommettere sulla radioterapia. Per questo motivo, da alcuni anni si è pensato di introdurre la risonanza magnetica in camera operatoria. Un macchinario ingombrante, che per funzionare correttamente ha bisogno di trovarsi in una gabbia di Faraday, cioè in un ambiente isolato da tutte le perturbazioni elettromagnetiche. Così almeno finora.Perché – si è domandato il medico belga – dobbiamo blindare tutta la sala operatoria, quando in realtà è sufficiente isolare la macchina e la regione del cervello da osservare? E ha pensato che si poteva sistemare il paziente e l’apparecchiatura sotto una tenda isolante, pieghevole e trasportabile. Così, ogni qualvolta il chirurgo lo desideri, può interrompere l’operazione e osservare l’esito del suo lavoro. Il tutto in poco più di un quarto d’ora, senza dover spegnere le altre apparecchiature e senza dover utilizzare strumenti operatori compatibili. Inoltre, la combinazione tra la tenda e la risonanza magnetica può essere utilizzata in una qualunque sala operatoria tradizionale, senza bisogno di modifiche. E costa poco più di un milione di euro, cioè dieci volte meno di una sala completamente faradizzata. Non ancora soddisfatto, Brotchi ora vorrebbe aumentare la qualità delle immagini della sua risonanza magnetica portatile, e migliorare l’isolamento elettromagnetico della tenda. Ma anche ampliare le indicazioni cliniche per il suo utilizzo. Gia ora, comunque, l’invenzione del medico belga è un notevole passo avanti, anche rispetto all’ultima generazione di apparecchiature di questo tipo: tanto piccole da poter essere appese al soffitto, come sperimentato in Canada, o trasportabili al suolo, nel caso di Israele. Ma entrambe con lo stesso punto debole: la necessità di blindare la camera operatoria in modo da tenere fuori le perturbazioni elettromagnetiche, spegnendo quindi tutti i macchinari (microscopio, luci, schermi, ecc.) ogni qualvolta si utilizza la risonanza. Un problema risolto dall’apparecchiatura di Brotchi, utilizzata per operare 23 pazienti tra l’ottobre del 2002 e il febbraio 2003 nell’ospedale di Bruxelles. Che comunque ha anche uno svantaggio: si prolungano, in media di due ore, i tempi dell’operazione. Dal momento però che non è più necessario intervenire a posteriori nel caso di una operazione non completamente riuscita , secondo Brotchi la sua innovazione riduce i tempi di ricovero in media di quattro giorni, permettendo quindi un risparmio importante per il paziente e per il sistema sanitario.





