Scopri se sarai un ricercatore di successo o no

    Quali sono i fattori di successo nel mondo accademico? Un interrogativo che potrebbe incuriosire (o spaventare) molti giovani ricercatori che muovono i primi passi nella ricerca scientifica universitaria. Secondo uno studio pubblicato su Current Biology e ripreso poi anche da Nature, il vecchio mantra “publish or perish”, (“pubblicare o perire”) è tuttora valido ma si arricchisce di nuovi elementi predittivi.

    Se, infatti, la quantità di lavori pubblicati ha da sempre costituito la chiave per la garanzia di una costruzione di una carriera accademica da Principal Investigator (PI), non è l’unico fattore dterminante. In particolare ora emerge che il numero di lavori pubblicati nei primi otto anni di attività come primo autore su riviste scientifiche ad alto impact factor (cioè ad alto “fattore di impatto”); l’indice di valutazione e comparazione delle riviste sulla base del numero di citazioni ricevute in un anno e l’appartenenza ad un’università di prestigio, rappresentano gli elementi determinanti per una brillante professione scientifica.

    Non si tratta di una semplice previsione, ma di un complesso modello statistico in grado di calcolare con buona accuratezza la probabilità per un giovane ricercatore di diventare un Principal Investigator (PI) ovvero il coordinatore scientifico del gruppo di ricerca. Una novità assoluta viene, inoltre, fuori da questi macchinosi algoritmi: con sorpresa, sembra che, a parità di meriti scientifici, essere donna riduca del 7% la possibilità di successo.

    Non resta che provare: chiunque voglia testare questo metodo di previsione per curiosità, scientifica o personale, può farlo mediante il servizio online sul sito pipredictor.com. Sebbene lo scetticismo non tardi ad arrivare – complice ulteriori parametri di valutazione che potrebbero aggiungersi a quelli già considerati – il modello statistico è destinato a far parlare di sé nel mondo accademico ed a rappresentare uno strumento per i giovani ricercatori, giocoso ma efficace, per identificare in tempo i propri punti di debolezza scientifica ed orientare le proprie scelte professionali a lungo termine.

    Riferimenti: Current Biology DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2014.04.039
    Nature doi:10.1038/nature.2014.15337

    Credits immagine: Nic’s events/Flickr

    Articoli correlati

    LASCIA UN COMMENTO

    Please enter your comment!
    Please enter your name here