Secondo quanto anticipato da New Scientist, un rapporto di prossima pubblicazione dello United States Departement of Veterans Affairs ammetterà per la prima volta l’esistenza della cosiddetta “sindrome del Golfo”: quel complesso di sintomi, dall’affaticamento ai dolori articolari, dal mal di testa ai problemi cognitivi, lamentati dai reduci della prima guerra del Golfo in misura sensibilmente superiore rispetto a reduci di altre guerre. Le autorità dei paesi coinvolti in quel conflitto non hanno mai accreditato l’esistenza di una vera e propria sindrome specifica, attribuendo quei sintomi dei veterani a comuni stati di disagio psicologico. Ma ora, il rapporto in questione conterrebbe la frase: “una rilevante proporzione di veterani dl Golfo soffrono di patologie sistemiche non spiegabili in base allo stress del conflitto o a patologie psichiatriche”. A portare l’agenzia statunitense su queste posizioni è stata la ricerca dell’epidemiologo Robert Haley, dell’Università del Texas, che oltre a indagare a fondo la tipologia e la frequenza dei sintomi, avrebbe anche proposto una possibile spiegazione. Haley ha infatti rilevato nel sangue dei veterani la presenza di paraossonasi, un enzima naturale prodotto dall’organismo per distruggere i composti simili al gas sarin. La sua ipotesi è che potrebbero esserci state esposizioni minime ma rilevanti a questo agente, forse sotto la soglia d’allarme che avrebbe permesso di prendere precauzioni immediate. Il governo inglese e quello statunitense, tuttavia, i governi alleati smentiscono che le truppe abbiano mai fronteggiato attacchi portati con questo agente. (m.zi.)





