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Stop ai batteri della carta

Uno dei grandi problemi che deve affrontare un’industria della carta, in particolar modo se produce carta riciclata, è la contaminazione da microrganismi. Alcuni insidiosi batteri producono infatti una matrice adesiva di polisaccaridi (biofilm) che permette loro di formare colonie sui macchinari e sugli strumenti presenti in fabbrica, ostacolando l’intero processo di produzione e alterando la qualità della carta.

Ora, una collaborazione tra ricercatori di diversi dipartimenti della Universidad Complutense di Madrid – ingegneria chimica, biochimica, microbiologia e biologia molecolari –  ha portato allo sviluppo di un nuovo metodo per una rapida identificazione di questi microrganismi, in modo da poter agire in modo puntuale con gli antibatterici specifici, riducendo costi e inquinamento.

Per combattere le contaminazioni biologiche infatti, le industrie della carta usano agenti antibatterici ad ampio spettro, prodotti non sempre efficaci e altamente tossici. Con l’applicazione di questa nuova tecnica si potrà in futuro determinare quale agente antibatterico utilizzare e a quali dosaggi.

Il sistema messo a punto è semplice e si basa sull’utilizzo di marcatori di fluorescenza (Fish) e sulla comune tecnica dell’ibridazione in situ: si utilizzano cioè dei marcatori che riconoscono una zona specifica del Dna di un particolare microrganismo. Una volta legato al tratto del Dna, il marcatore è in grado di emettere fluorescenza. Con l’osservazione al microscopio, questa tecnica permette non solo di identificare il tipo di batterio ma anche di valutare la concentrazione del microrganismo. Un dato determinante per la riduzione dei costi di mantenimento di un’industria della carta e per la salvaguardia dell’ambiente. (f.c.)

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