Big History: previsioni nere per il decennio che inizia

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Cosa succederà in questi anni ‘20 del 2000? Se la storia può insegnarci qualcosa (e ci sono ottime ragioni per crederlo) le prospettive non sono certo rosee. Ecco alcune previsioni macroscopiche: salari reali stagnanti, standard di vita in caduta libera per ceti medi e poveri, un peggioramento delle disuguaglianze economiche, nuove rivolte e ribellioni, la prosecuzione dell’attuale polarizzazione politica, più élite che competeranno per un numero limitato di posizioni di potere, e che si troveranno a cooptare il sostegno di gruppi estremisti.

Grazie alla globalizzazione questo non avverrà semplicemente in una singola nazione, ma nella maggior parte dei paesi del mondo. Vedremo anche cambiamenti nello scacchiere geopolitico, che divideranno il mondo in nuovi blocchi e alleanze. E non è tutto: ci sono chance da lievi a moderate di un evento “trigger”, uno choc come potrebbe essere una crisi climatica, una nuova pandemia o un’ulteriore crisi economica, che darà il via a un periodo di estrema violenza. E chance ben più contenute di vedere una rivoluzione tecnologica che, al pari della rivoluzione industriale, possa alleviare la pressione negli anni ‘20 del 2000 e invertire il trend.

Non si tratta di congetture. Quelle appena citate sono previsioni fatte con gli strumenti della cliodinamica, una branca della scienza che utilizza dozzine di casi di studio delle civiltà degli ultimi cinquemila anni per cercare regolarità matematiche nella storia umana.

Cicli di crescita e declino

Una delle aree in cui la cliodinamica ha dato frutti interessanti è la “teoria demografica strutturale”, che spiega i frequenti cicli di prosperità e declino. Un buon esempio di un ciclo completo di questo tipo arriva dalla storia romana. Al termine della seconda guerra punica, nel 201 a.C., la repubblica romana sperimentò un periodo di grande prosperità e crescita. La forbice tra ricchi e poveri era relativamente contenuta, e le élite contavano un numero ristretto di membri.

Poi, con il crescere della popolazione, i piccoli proprietari terrieri si trovarono a dover vendere le proprie fattorie. I terreni si andarono fondendo a formare larghi latifondi sotto il controllo di un’élite, e mandati avanti per lo più con lo sfruttamento della schiavitù. I ranghi dell’élite andarono gonfiandosi, le disuguaglianze economiche divennero estreme, le persone comuni iniziarono a fare la fame, e molti ricchi si trovarono a essere tenuti fuori dalle stanze del potere.

I ceti più alti resistettero alla richiesta di una riforma agraria, le élite arrivarono a spaccarsi in due fazioni chiamate optimates e populares. E il secolo seguente vide numerose rivolte di schiavi e ben due, importanti, guerre civili. La stabilità tornò solamente quando Augusto riuscì a sconfiggere tutti i suoi avversari, nel 30 a.C., ponendo fine alla repubblica e insediandosi come imperatore. A questo punto, iniziò quindi un nuovo ciclo di crescita.

Storia: boom e crack

La teoria demografica strutturale analizza indicatori come la forza politica ed economica di uno stato, invecchiamento e salari della popolazione e dimensione e ricchezza delle élite, per effettuare una diagnosi della salute di una società, e determinare cosa la aspetta.

Storicamente, alcuni degli avvenimenti che vediamo oggi sono pessimi presagi: il rimpicciolirsi dei salari reali, un gap crescente tra i più ricchi e i più poveri, il numero crescente di persone ricche ed influenti che entrano in competizione ed aderiscono ad opposte fazioni.

Un altro brutto segno è il fatto che la generazione precedente a quella più recente abbia vissuto un periodo di crescita e ricchezza. Quel che può significare, infatti, è che la società ha imboccato un vicolo cieco ed è destinata a sbattere contro un muro, a meno che non intervengano una grande dose di innovazione e una politica particolarmente brillante, ad allentare nuovamente la pressione.

Dal 1945 l moderno sistema globale ha sperimentato un periodo di crescita senza precedenti nella storia umana, spesso definito “Great Acceleration” (la grande accelerazione). E nonostante questo, oggi una nazione dopo l’altra si trova ad affrontare stipendi stagnanti, un aumento delle disuguaglianze, ed élite sempre più ricche in lotta per il potere.

Storicamente, i periodi di tensione e di “sovrappopolazione delle élite” sono seguiti da una crisi (che sia ambientale o economica), che a sua volta è seguita da anni di instabilità sociopolitica e di violenze.

La competizione tra élite peggiora le crisi

Quando in seguito a un disastro si assiste a una lotta tra fazioni in una società caratterizzata da élite particolarmente popolate, la situazione è destinata a rivelarsi grave. In un simile scenario la popolazione può ridursi sensibilmente per decadi in seguito alla catastrofe iniziale, e la situazione può concludersi solamente quando le élite sono esauste o vengono eliminate.

È un simile ciclo che ha alimentato la guerra delle due rose tra i supporter di Lancaster e York nell’Inghilterra del 15esimo secolo, la lotta tra Optimates e Populares nella Roma repubblicana, e un numero incalcolabile di altri conflitti nel corso della storia.

In un periodo di crescita e di espansione, queste animosità dinastiche, politiche e religiose sarebbero meno pronunciate, ma in un periodo di declino si fanno incendiarie. Le fazioni coinvolte variano notevolmente in base al periodo storico e alla zona in cui avvengono i conflitti, ma meriti e vizi ideologici di una particolare fazione non influiscono in alcun modo su questo pattern. Il risultato è sempre lo stesso: alla fine di un ciclo discendente ci massacriamo a vicenda. Ricordatevi di questo fatto quando, all’alba di questo nuovo decennio di decrescita, vi troverete in preda a una rabbia cieca leggendo le news o qualche commento su Twitter.

Un mondo interconnesso

Le società e le economie del mondo oggi sono più unite che mai, e questo vuol dire che le crescenti divisioni politiche che vediamo in Australia o negli Stati Uniti hanno conseguenze in tutto il resto del pianeta. Le violenze esplose tra il Bharatiya Janata Party e il Trinamool Congress nel Bengala, la polarizzazione politica in Brasile seguita all’elezione di Jair Bolsonaro, e i conflitti sotterranei che animano il partito di governo cinese, sono tutti parte di un trend globale.

Evento scatenante nella storia

Possiamo aspettarci che questo declino continui in modo costante per la prossima decade, a meno che un evento scatenante dia il via a una crisi e a un lungo periodo – anche decenni – caratterizzato da estrema violenza. Eccovi un esempio storico drammatico: nel dodicesimo secolo la popolazione europea era in crescita, e gli standard di vita in continuo miglioramento. Nel tardo tredicesimo secolo iniziò un periodo di tensioni. Poi la grande carestia del 1315–17 diede inizio a un’epoca di scontri e violenza crescente. E infine arrivò un disastro persino peggiore, la peste nera del 1347-51.

A seguito di questi due eventi scatenanti, le élite in lotta per il controllo delle spoglie diedero inizio a un secolo di massacri in tutta Europa. Stando a quanto ho appresso nelle mie ricerche, queste “fasi di depressione” uccidono in media circa il 20% della popolazione. Su scala globale, oggi significherebbe la morte per 1,6-1,7 miliardi di persone.

Le probabilità che un simile evento scatenante avvenga nel prossimo decennio, ovviamente, sono basse o al più moderate. Potrebbero accadere decine di anni dopo. Ma il combustibile per una simile conflagrazione sta venendo versato proprio in questi anni.

La salvezza arriverà dalla tecnologia?

Una possibile via d’uscita da questo ciclo potrebbe arrivare da una rivoluzione tecnologica. In passato, in effetti, l’innovazione ha temporaneamente tenuto a bada i periodi di declino. Nell’Europa della metà dell’undicesimo secolo, ad esempio, nuove tecnologie agricole e l’aumento di terreni dedicati all’agricoltura portarono a un aumento della produzione che, a sua volta, gettò le basi per un periodo di relativa prosperità e stabilità nel corso del dodicesimo secolo. O, ancora, a metà del diciassettesimo secolo, quando l’arrivo di nuove sementi ad alto rendimento dalle Americhe indusse un aumento demografico in alcune regioni della Cina.

Nella situazione attuale, qualcosa come la fusione nucleare – che potrebbe fornire energia pulita, economica e in abbondanza – potrebbe cambiare drasticamente le carte in tavola. Le probabilità che capiti qualcosa di simili nel prossimo decennio purtroppo è molto bassa. Ma nonostante questo, l’innovazione rimane la nostra migliore speranza, e prima accadrà, meglio è.

Questa consapevolezza potrebbe guidare le politiche di investimento nel settore pubblico e privato per il secondo decennio del 2000. È tempo per finanziamenti generosi, progetti monumentali e iniziative audaci, se vogliamo sperare di risollevare l’umanità sull’orlo di un potenziale abisso.

Un posto al sole nel lontano futuro

Su col morale. Non tutto è perduto. Più ci spingiamo in avanti nel futuro, più il destino degli esseri umani torna a farsi luminoso, visto che i grandi progressi tecnologici si fanno inevitabili su una scala temporale sufficientemente lunga. Visto quanto la frequenza di questi avanzamenti è andata accelerando negli ultimi 5mila anni di storia, possiamo aspettarci entro il prossimo secolo qualche progresso rivoluzionario, del pari di quelli visti con l’invenzione dell’agricoltura o con l’avvento dell’industria pesante. Per questo motivo, la sfida che si troverà ad affrontare l’umanità nel prossimo decennio – e se è per questo, per la maggior parte del ventunesimo secolo – è semplicemente cercare di sopravvivergli.

Conversation

L’articolo è stato pubblicato in inglese su The Conversation. Traduzione a cura della Redazione di Galileo.

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