I superfarmaci sempre più low cost

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LA SPESA È FUORI controllo. Per i farmaci oncologici si spendono cifre da capogiro e la questione della sostenibilità economica delle cure contro il cancro è talmente calda da spingere alla creazione di un fondo speciale (di 500 milioni) da destinare a queste terapie. Perché se è vero che sono medicinali che hanno cambiato la storia naturale di alcuni tipi di tumore, è altrettanto vero che questa efficacia il Servizio Sanitario la paga a caro prezzo: nel 2015, i farmaci oncologici hanno pesato sulle casse dello Stato per oltre 4 miliardi, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente, e il trend è in crescita.

Sul tavolo di medici e tecnici, però, c’è una soluzione possibile: il brevetto di alcuni dei farmaci oncologici più costosi sta per scadere o è scaduto da poco, dando così il via all’arrivo sul mercato dei biosimilari, medicinali biologici che sono sovrapponibili a specialità biotecnologiche già autorizzate ma che non sono più protette dall’esclusività di licenza riservata alle aziende che hanno scoperto la molecola. Sono quindi disponibili per essere prodotte da altri e rese disponibili a un prezzo inferiore, proprio come accade per i cosiddetti “generici” a cui siamo abituati da anni.
«I biosimilari rappresentano un’opportunità eccellente per avere farmaci di qualità che migliorano la sostenibilità e accessibilità dei trattamenti contro il cancro in diversi paesi», ha dichiarato Josep Tabernero, dell’European Society of Medical Oncology.

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