Torna a splendere il “porto di Roma”

OSTIA – Un’area portuale unica al mondo. Dove quasi duemila anni fa approdavano le navi romane di ritorno dalle città del Mediterraneo, cariche di mercanzie. E’ il porto di Traiano, una zona di eccezionale interesse archeologico a circa tre chilometri a nord della foce del Tevere, che entro la fine del 1999 sarà aperta al pubblico per iniziativa del ministero dei Beni culturali. Per una spesa complessiva di sei miliardi.

La storia del porto comincia nel 42 dopo Cristo, quando l’imperatore Claudio ordina la costruzione di un porto artificiale. Ma cinquant’anni dopo la sorte del bacino viene compromessa dall’insabbiamento e da una enorme tempesta che fa affondare, secondo le testimonianze di Tacito, duecento imbarcazioni. Un porto, dunque, tutt’altro che affidabile. Per questo il successore di Claudio, l’imperatore Traiano, lo amplia scavando un grande bacino esagonale interno al porto stesso. Di importanza paragonabile al Colosseo e al Palatino, la struttura fatta costruire da Traiano costituisce il più grande sistema portuale dell’antichità rimasto praticamente intatto. E per la prima volta nella storia, il porto sarà finalmente restituito al pubblico. La soprintendenza archeologica di Ostia, che da alcuni anni è impegnata nella sistemazione dell’area, lo ha pensato come un grande parco archeologico naturale. Galileo ha chiesto alla soprintendente, Anna Gallina Zevi, di raccontare la storia di questo monumento.

Dottoressa Zevi, come si presentava il porto di Traiano prima del vostro intervento?

Il sito era in condizioni a dir poco pessime. Già nel 1975, anno in cui nella stessa area fu autorizzata la costruzione di uno Zoo Safari Park, l’area era ampiamente compromessa. I ruderi non erano mai stati restaurati dall’epoca della bonifica Torlonia, avvenuta intorno agli anni ‘20-’30. Inoltre, per rendere accessibile il parco zoologico erano stati costruiti ponti, strade e recinzioni che hanno cambiato l’assetto originario del porto. Attualmente, quindi, stiamo cercando di porre riparo ai tanti anni di incuria, ripulendo il sito dai rovi, dalle sterpaglie e dai resti di cemento serviti a costruire le gabbie degli animali”.

Ci può descrivere la struttura del porto?

“Il porto di Traiano – costruito intorno al 100 dopo Cristo, all’interno del porto di Claudio – è vastissimo. Nel corso dei secoli i detriti hanno ricoperto tutta la zona su cui ora sorge Ostia antica. Ma per il momento si potranno visitare solamente trenta ettari del sito, perché una parte dell’area è ancora di proprietà della famiglia Sforza Cesarini. Anticamente il porto di Roma si presentava come una grandissima industria sempre in movimento. Intorno al bacino portuale, a forma esagonale, sorgevano i magazzini per lo scarico delle merci, il palazzo imperiale e un complesso urbano. Qui le merci venivano raccolte per poi essere trasportate, lungo il Tevere, ai porti fluviali di Roma. Con la caduta dell’Impero romano, il bacino traianeo cominciò a perdere di importanza. Ma la crisi definitiva e il conseguente insabbiamento sopravvennero nell’VIII secolo. Da allora Roma non ha più avuto il suo porto”.

Perché lo avete chiamato Parco archeologico naturalistico?

“La famiglia dei Torlonia aveva realizzato in tutta la zona un grande giardino. Molte di quelle piante sono ormai cresciute, e sono bellissime. In primo luogo ne abbiamo fatto un censimento, e abbiamo deciso di rispettare l’assetto originario del giardino, perché quelle querce e quei pini sono entrati a far parte del sito archeologico come ‘monumenti naturali’. Spesso, infatti, gli alberi seguono le linee delle mura che delimitano il porto. L’idea è stata quella di restituire ai visitatori un parco di grande interesse naturalistico in un grande porto. In futuro vorremmo progettare anche degli itinerari virtuali. Ma prima vogliamo restituire alla collettività un complesso monumentale da ammirare nella sua maestosità”.

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