Un brevetto per bambini su misura?

Sano, bello, alto, occhi chiari, intelligente. È questo il prototipo del “bambino perfetto”, che ogni genitore vorrebbe avere. Finora tutto questo sembrava possibile solo nei film di fantascienza, ma adesso potrebbe diventare una realtà. La compagnia americana di genomica personalizzata 23andMe (California) ha infatti brevettato un nuovo test, chiamato Family Traits Inheritor Calculator (calcolatore per l’ereditarietà dei tratti familiari), che permetterebbe di prevedere non solo il rischio di potenziali malattie genetiche, ma anche le caratteristiche fisiche di un bambino prima del concepimento e di selezionare quelle preferite. Due articoli pubblicati su BBC News discutono la validità etica e scientifica di approcci di questo tipo alla luce di possibili derive eugenetiche che potrebbero portare alla creazione di “bambini su misura”. Ecco quali sono i punti principali della discussione.

Il Family Traits Inheritor Calculator proposto da 23andMe è un algoritmo statistico che permette di calcolare la probabilità che un bambino nasca con determinate caratteristiche genetiche e fisiche, siano queste la mancanza di geni associati a malattie, la presenza di occhi azzurri o verdi, o un elevato quoziente intellettivo. Il test si basa sull’analisi della sequenza del Dna, ottenuto da un campione di saliva fornito dai futuri genitori. Utilizzando queste informazioni, il calcolatore è in grado di stimare quali sono le probabilità che il nascituro erediti le caratteristiche fenotipiche prescelte. Nel caso di coppie che usano tecniche di fecondazione assistita con sperma di donatore, il servizio permetterebbe di scegliere il donatore ad hoc per tentare di ottenere il figlio con le caratteristiche desiderate.

Il brevetto era stato depositato da 23andMe già nel 2008 e includeva possibili applicazioni di questo algoritmo nei trattamenti di fertilità. Tuttavia, di fronte alle possibili accuse di eugenetica, i rappresentanti della società hanno chiarito che “non ci sono stati né ci saranno ulteriori sviluppi in questa direzione; il test serve a prevedere se il bambino avrà malattie genetiche e nei casi di fecondazione eterologa permette di scegliere alcune caratteristiche in più”.

Ma la 23andMe non è l’unica a promettere “figli ad hoc”. Un’altra compagnia americana, la Genepeeks di New York, offre un servizio simile, ma completamente virtuale, e ha annunciato che lancerà a dicembre un nuovo prodotto online per i suoi clienti. Il test si basa sull’analisi del Dna della mamma che viene “combinato” o “accoppiato” virtualmente con quello dei potenziali partner, creando un ipotetico bambino di cui si può studiare il genoma. L’intero processo di screening è digitale, ossia avviene al computer, e riguarda oltre 600 patologie monogeniche note.

Come spiega Anne Morriss, co-fondatrice della società, “Genepeeks ha come obiettivo quello di verificare se la combinazione del corredo genetico di due individui potrebbe dare origine a bambini affetti da malattie genetiche”. Il servizio è destinato principalmente a coppie o donne single che non possono avere figli e usano sperma di donatori. In pratica, il Dna della mamma viene combinato con i donatori disponibili e per ogni “coppia digitale” mamma-donatore si analizzano oltre 10 mila possibili bambini virtuali. Una volta completato lo screening, i donatori a rischio sono eliminati dalla lista e i futuri genitori possono scegliere quello con le caratteristiche desiderate.

L’approccio di Genepeeks è simile a quello comunemente usato nella diagnosi genetica embrionale pre-impianto, ma in questo caso l’analisi è condotta in modo completamente virtuale e poiché si basa sulla sequenza del Dna di migliaia di potenziali bambini, è molto più sensibile. Per ora il servizio offre informazioni solo sulle malattie monogenetiche che il bambino potrebbe ereditare, ma la società americana prevede di estenderlo anche a caratteri più complessi controllati da più geni.

La presentazione dei due brevetti proposti da 23andMe e Genepeeks ha sollevato molti dubbi e polemiche sia tra gli addetti ai lavori, bioeticisti e scienziati, sia nel pubblico. Il timore di derive eugenetiche nasce dalla possibilità che questi metodi rappresentino il primo passo verso la creazione di “bambini perfetti”. Tuttavia, come spiega il genetista Daniel MacArthur del Massachusetts General Hospital, non c’è motivo di allarmarsi. Far nascere bambini con delle caratteristiche ben definite è in realtà una cosa molto difficile.

Infatti, nonostante i progressi fatti finora grazie al sequenziamento del Dna, non è ancora chiaro come tratti genetici complessi, quali il colore dei capelli o degli occhi, o l’intelligenza siano trasmessi dai genitori ai figli. I metodi di analisi offerti dalle aziende americane potrebbero forse aumentare la possibilità che certe caratteristiche siano ereditate dai loro figli, ma non possono dare certezze. “La cosa più importante – conclude MacArthur – è essere realistici sulle vere possibilità di queste tecnologie e dare informazioni precise ai futuri genitori che vogliono usare questi nuovi strumenti”.

Riferimenti: Bbc News;

Credits immagine: Nina Matthews Photography/Flickr