Un sistema di chiuse sottomarine per proteggere Venezia dall’acqua alta. È questo il progetto, recentemente approvato in fase preliminare dal governo italiano e discusso sulla rivista Eos, pubblicata dall’American Geophysical Union. Il progetto, denominato Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) si basa su 79 chiuse disposte su tre entrate della laguna: quando l’acqua supera il livello di guardia (1,1 metri oltre il normale livello), l’aria viene pompata nelle chiuse (che sono cave), sollevandole e impedendo così al mare di allagare la Serenissima. La costruzione delle chiuse richiederà otto anni e costerà approssimativamente 2,8 miliardi di euro. Ma non tutti pensano che Mose sia un buon investimento. Paolo Antonio Pirazzoli, del Centre National de la Recherche Scientifique francese (Cnrs), afferma nel suo articolo su Eos che il progetto sottostima il possibile innalzamento del livello del mare e non tiene conto dei fenomeni di subsidenza (il graduale sprofondamento del “piano campagna” che affligge la zona lagunare). Se le chiuse saranno realizzate come da progetto, aggiunge Pirazzoli, diverranno obsolete entro un secolo. Rafael Bras, Donald Harleman e Paola Rizzoli, del Massachusetts Institute of Technology, che hanno lavorato alla stesura di Mose, contestano le critiche e affermano che le chiuse costituiranno una protezione efficace per Venezia e che, se l’acqua salirà oltre le attuali previsioni, basterà mantenere il sistema in operazione più a lungo. Ma qui intervengono gli ambientalisti: bloccare l’afflusso di acqua per troppo tempo potrebbe danneggiare l’ecosistema lagunare, impedendo il ricambio e consentendo alle sostanze tossiche di accumularsi. I risultati dello studio Mose, concludono gli autori del progetto, sono comunque preliminari: si potranno fare migliori stime solo quando saranno disponibili ulteriori dati sui cambiamenti stagionali del livello dell’Adriatico. (f.n.)





