La Grande Muraglia cinese non ha impedito solo il passaggio dei Mongoli. Ma anche del polline delle piante. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pechino, guidato da Hongya Gu, ha studiato la vegetazione di tre zone situate a circa 70 chilometri a nord della capitale cinese. Due di queste zone sono separate tra di loro dalla Grande Muraglia. La terza, selezionata come regione di controllo, è a sua volta suddivisa in due da un semplice sentiero di montagna. Lo studio, pubblicato sulla rivista Heredity, prende in considerazione campioni di Dna prelevati da sei specie differenti di piante presenti nelle zone in esame. Il risultato più interessante è che la stessa specie è geneticamente differente se cresce da una parte o l’altra del muro. La stessa cosa non avviene nella regione di verifica, dove l’ostacolo non ha le dimensioni della Muraglia, alta sei metri e larga altrettanto. In particolare, sembra che il metodo di impollinazione giochi un ruolo fondamentale nello scambio genetico tra le due parti del muro: i tipi di piante che sfruttano il vento subiscono maggiormente la presenza dell’ostacolo rispetto a quelle impollinate dagli insetti. “Le api possono scavalcare facilmente il muro”, ha spiegato Gu. Il vento, invece, bloccato dalla costruzione, non riesce a garantire gli scambi tra i due lati. I risultati di questo studio sono del tutto simili a quelli riscontrabili in presenza di habitat divisi da barriere naturali, come una catena montuosa. Dal momento che la parte di Muraglia cinese che attraversa la zona studiata è stata costruita non prima di 600 anni fa, questo lavoro mostra quanto rapidamente avvengano i cambiamenti nelle popolazioni vegetali. (s.b.)





