HomeSaluteUna giornata contro l'osteoporosi

Una giornata contro l’osteoporosi

di
Anna Di Biase

Una malattia silente. Così definiscono l’osteoporosi gli specialisti perché si sviluppa per anni senza sintomi fino a quando si verifica una frattura. Secondo i dati dello studio E.S.O.P.O. (Epidemiological Study On the Prevalence of Osteoporosis) sulle 11 mila donne “analizzate”, il 13 per cento tra i 50 e i 59 anni soffre già di osteoporosi. Una percentuale che sale al 27 per cento tra i 60 e i 69 anni e al 41 per cento tra i 70 e i 79 anni. Sui 5 mila rappresentanti del sesso forte, invece, il 12 per cento dei sessantenni e il 18 per cento degli ultrasettantenni ha una patologica fragilità delle ossa. Risultati resi pubblici in occasione della giornata mondiale dell’osteoporosi, promossa dall’International Osteoporosis Foundation che si celebrata in tutto il mondo il 20 ottobre 2001.

“E’ significativo”, sottolinea Gaetano Crepaldi, direttore della clinica medica I dell’università di Padova, “che la comunità scientifica abbia dedicato il decennio compreso tra il 2000 e il 2010 proprio allo studio delle malattie muscolo-scheletriche, fra cui l’osteoporosi occupa purtroppo un ruolo rilevante”. Da un punto di vista clinico le principali complicanze dell’osteoporosi sono le fratture. Basti pensare che dopo una frattura femorale quasi un quarto dei pazienti perde la propria autosufficienza. “Nonostante questo”, continua Crepaldi, “studi recenti hanno sottolineato come i pazienti sottoposti a un trattamento siano ancora pochi. Solo uno su cinque segue una terapia con farmaci anche se gli è stata riconosciuta una frattura”. E quando si deve fare una diagnosi si tende ancora a sottovalutare la frattura del rachide che spesso è asintomatica. Eppure chi ha subito un trauma di questo tipo “corre un rischio 4-5 volte maggiore di incorrere in altre fratture vertebrali e una probabilità doppia di avere una frattura al femore”.

La ricerca medica negli ultimi anni ha messo a punto strumenti e farmaci tali da garantire diagnosi e terapie sempre più efficaci. Nel campo diagnostico la densitometria ha soppiantato la mineralografia a un fotone cioè a un raggio laser, e nel campo delle terapie oggi c’è una nuova classe di farmaci (i bisfosfonati) capace di inibire il riassorbimento osseo alterando la funzione degli osteoclasti, le cellule che erodono il tessuto osseo. Con un anno di terapia le fratture diminuiscono del 70 per cento. Ma la giornata mondiale dell’osteoporosi punta la sua attenzione sulla prevenzione della malattia, possibile fin dai primi anni di vita grazie a un’alimentazione equilibrata e una costante attività fisica. Tenendo presente che il fabbisogno giornaliero di calcio è di 400-700 milligrammi nell’infanzia, di 1000-1300 nell’adolescenza, di 800-1000 in età pre-menopausale e di 1500 dopo la menopausa. Chiaramente è maggiore nelle donne incinte e in quelle che allattano. E che gli alimenti che ne contengono di più sono il latte e i derivati, ma anche pesce, legumi e frutta.

Queste e altre informazioni potranno essere richieste nelle piazze dove si fermerà l’Osteotruck, un laboratorio itinerante lungo 25 metri e largo dodici che scorrazzerà a partire proprio dal 20 ottobre per le vie di mezza Europa. Il pullman parte da Roma e passerà per buona parte delle principali città italiane (per informazioni sul calendario c’è un numero verde 800 362040) in un viaggio che durerà fino ai primi mesi del 2002. A bordo ci saranno medici, tecnici e assistenti con un test e apparecchiature diagnostiche all’avanguardia, quattro densitometri e due morfometri. In Italia la giornata sarà sottolineata anche da un altro avvenimento: una mostra fotografica al museo preistorico ed etnografico di Roma che raccoglie immagini della malattia, trenta ritratti in bianco e nero di uomini e donne dai 18 anni al secolo di vita. La mostra – aperta tutti i giorni dal 20 ottobre al 19 dicembre, dalle 9 alle 20 – sarà inaugurata da Oliviero Toscani che, gratuitamente, si è prestato per curarne l’allestimento.

RESTA IN ORBITA

Articoli recenti