UNAIDS: stiamo rallentando la lotta all’Hiv

Un tasso ancora troppo alto di nuove infezioni, insieme a una significativa mancanza di fondi, mette a rischio la lotta contro l'Aids e le infezioni da Hiv, allontanandoci dagli obiettivi prefissati, tuona Unaids

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Nel mondo sono 36,9 milioni le persone che convivono con l’Hiv, 21,7 milioni quelle che hanno accesso alle terapie antiretrovirali (Arv), 1,8 milioni le nuove infezioni. Sensibilmente meno di quelle degli anni precedenti – erano 2,2 milioni nel 2010, e 3,4 milioni nel 1996, al picco dell’epidemia – ma ancora troppi e ben sotto il target dei 500 mila fissato per il 2020. E questo, unito al fatto che sono ancora molte le popolazioni ignorate, le risorse inadeguate, rende la lotta all’Aids una sfida ancora troppo lontana dall’essere vinta.

L’allarme arriva da Unaids, l’organizzazione che per le Nazioni Unite si occupa di Hiv, nell’ultimo aggiornamento rilasciato con il rapporto Miles To Go, che ha anticipato l’apertura dei lavori per la 22esima conferenza internazionale sull’Aids, l’occasione per fare il punto sullo stato della ricerca, le politiche sociali e le strategie di prevenzione, in corso in questi giorni ad Amsterdam.

La fotografia rilasciata da Unaids mostra che se in alcuni casi i numeri raccontino storie di successo – come la riduzione delle nuove infezioni nelle zone dell’Africa orientale e meridionale, la diminuzione delle morti Aids correlate, o l’aumentato accesso alle terapie – in altri raccontano successi ancora lontani dall’essere raggiunti. Le nuove infezioni per esempio crescono in 50 paesi nel mondo, raddoppiano nell’Asia Centrale e nell’Europa dell’est, e l’accesso ai trattamenti sta rallentando, tuonano dall’organizzazione. Se alcune regioni hanno fatto enormi passi avanti, altre sono ancora terribilmente indietro, come quelle dell’Africa centro-occidentale, ancora troppi bambini vengono infettati dall’Hiv durante la nascita e l’allattamento (180 mila l’anno, più di quattro volte tanto gli obiettivi fissati per la fine del 2018.) e popolazioni a rischio vengono ancora tagliate fuori dalle strategie e dai programmi di prevenzione e facendo registrare picchi di nuove infezioni. Ed esiste ancora un clima di violenza, discriminazione e stigma che gravitano attorno al mondo dell’Hiv.

Alcuni paesi – Botswana, Cambogia, Danimarca, Namibia, Swaziland e Paesi Bassi – hanno raggiunto gli ambiziosi target del 90-90-90 per la conoscenza sullo stato dell’Hiv, accesso terapia e soppressione della carica virale – altri arriveranno, ricordano da Unaids. Per raggiungerli servirà però continuare ad aumentare (e non diminuire, come pare) gli investimenti sull’Aids, continuando ad investire sulle strategie che sappiamo funzionare, come i preservativi, ha ricordato Nduku Kilonzo del National AIDS Control Council del Kenya: “I preservativi funzionano”, ma se ci sono. Infatti, gli investimenti nella distribuzione di preservativi sono fortemente diminuiti e meno della metà del fabbisogno è stato coperto. “Siamo molto lontani dal nostro obiettivo di prevenzione, non solo di eliminazione del virus. Abbiamo una crisi ed è una crisi di prevenzione”, ha continuato.

“Per ogni sfida c’è una soluzione. Spetta ai leader politici, ai governi e alle comunità internazionali fare investimenti sufficienti e stabilire condizioni legali e politiche necessarie per portare il lavoro degli innovatori su scala globale. Questo creerà lo slancio necessario per portarci agli obiettivi fissati per il 2020″, ha concluso Michel Sidibé, Executive Director di Unaids.

Riferimenti: Miles To Go

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