Hiv pediatrico, riparte la sperimentazione del vaccino terapeutico

A capo dello studio, previsto per il 2019, l’Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù. Il vaccino terapeutico aiuterebbe a ridurre il rischio tossicità associato all'utilizzo degli antiretrovirali in età pediatrica

hiv
  • 21
  •  
  •  

In tutto il mondo sono 1 milione e 800 mila i bambini infetti da Hiv. 180 mila le nuove infezioni pediatriche all’anno e solo nel 2017 in 110 mila hanno perso la vita per malattie legate all’AIDS. Le terapie antiretrovirali, che hanno rivoluzionato la lotta all’Hiv, funzionano ma sono a rischio tossicità nel lungo termine. Per questo lo sforzo dei ricercatori è quello di trovare nuove strategie che permettano il controllo dell’infezione, per esempio con un vaccino terapeutico da somministrare già da piccoli. Come quello sviluppato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il primo contro l’Hiv, pronto per la seconda sperimentazione. Il farmaco verrà infatti testato nel 2019 su un ampio campione di bambini in Italia, Sud Africa e Thailandia, grazie al progetto internazionale di ricerca EPIICALsostenuto dal National Institute of Health.

Come funziona un vaccino terapeutico contro l’Hiv

Il vaccino terapeutico è un farmaco che ha la capacità di stimolare la risposta immunitaria in chi ha già contratto il virus, aiutando l’organismo a reagire contro l’Hiv (a differenza dei vaccini tradizionali che mirano a preparare le risposte immunitarie dell’ospite prima dell’incontro con l’agente infettivo). La strategia è quella di indurre nel paziente la produzione di una proteina del virus. Per farlo, ai pazienti viene somministrato un pezzettino di DNA contenente le istruzioni per la produzione della proteina virale. Lo scopo è di potenziare in questo modo la risposta del sistema immunitario contro il virus. Il vaccino, sperimentato una prima volta nel 2013 su 20 bambini, ha mostrato buoni risultati, aumentando le risposte immunologiche potenzialmente in grado di controllare la replicazione dell’Hiv.

Con il vaccino i medici sperano di ottenere un controllo della malattia che permetta un ricorso minimo alle terapie classiche, quelle antiretrovirali, che sono molto efficaci ma tossiche nel lungo periodo, come ha spiegato Paolo Palma, immunoinfettivologo del Bambino Gesù. “Considerando che un bambino nato con Hiv deve prenderle già dalla nascita, e senza interruzioni per tutta la vita, il vaccino potrebbe essere di grande aiuto”.

Non ci sono abbastanza cure per l’Hiv pediatrico

Il 95% dei casi di Hiv nei bambini avviene in seguito a trasmissione materna. Sebbene nei paesi industrializzati questo accada sempre più raramente – in Italia le infezioni in età pediatrica sono in regressione, ma il problema esiste ancora – e in realtà sociali che sfuggono ai piani di prevenzione, in altri il problema è ancora grave. Il Sudafrica e la Thailandia, dove verrà effettuata la sperimentazione oltre all’Italia, sono due tra i paesi con la più alta percentuale di bambini nati infetti per via materna. E anche nell’accesso ai farmaci in età pediatrica la strada da fare è ancora lunga, ricordano da Medici Senza Frontiere in occasione della trentesima giornata mondiale per la lotta contro l’Hiv/AIDS: “La copertura terapeutica nei bambini con Hiv è inaccettabilmente bassa, con solo il 52% dei bambini sieropositivi sotto trattamento nel 2017 [nel mondo, nda]. I paesi in via di sviluppo hanno difficoltà a fornire ai bambini sieropositivi i trattamenti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, poiché le versioni pediatriche dei farmaci non sono disponibili dove ce ne sarebbe bisogno”.


  • 21
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *