Veli di cristallo, essere ricercatrici islamiche in Italia

donne islam
(Foto via Pixabay)

Un soffitto di cristallo, quel limite invisibile ma tangibilissimo quando le minoranze cercano di farsi spazio. È questa la metafora scelta da Ilaria Ampollini e Alberto Brodesco dell’Università di Trento per raccontare la storia di nove donne islamiche che sono riuscite a realizzare il loro sogno di diventare ricercatrici nel video “Veli di cristallo. Donne e Islam nell’Italia della ricerca scientifica”. Presentato in anteprima il 9 maggio alla SISSA di Trieste il documentario è stato realizzato grazie al finanziamento del Premio Bassoli 2016 (SISSA-INFN). 

Nel video (a breve verrà diffusa la versione integrale) si dà voce a nove donne di fede o provenienza islamica di origini diverse (italiana, albanese, turca, marocchina, egiziana e iraniana) e oggi ricercatrici in Italia

Il progetto vuole raccontare un aspetto della ricerca nel nostro paese, con la speranza di aprire un dibattito nelle università italiane, indagando il percorso personale e professionale delle ricercatrici, il loro rapporto con la famiglia di appartenenza e l’atteggiamento di genitori e fratelli nei confronti della loro scelta, le aspirazioni che le hanno guidate e il loro rapporto con il mondo della scienza.

Veli di cristallo. Donne e Islam nell’Italia della ricerca scientifica from Veli di Cristallo on Vimeo.

“Nell’ambito del progetto ‘Memorie di scienza’, volevo portare un tema inedito, e ho quindi pensato di unire due argomenti di cui si parla tanto, ovvero quello delle donne nella scienza, e delle donne col velo, parlando delle donne musulmane ricercatrici in Italia raccontando le loro storie”, spiega a Galileo Ilaria Rampollini. Le interviste toccano così il tema del rapporto tra donne e scienza, ma fanno luce anche sulla doppia discriminazione, di genere e religione, percepita in modo diverso da ogni donna, racconta la ricercatrice, storica della scienza all’Università di Trento. “Un aspetto importante che è emerso è come la discriminazione all’interno del mondo accademico sia più sottile che al di fuori, e quindi a volte più difficile da affrontare”, continua Rampollini: “Infatti, quando si viene insultate per strada, ad esempio, l’affronto avviene alla luce del sole ed è più facile da riconoscere, invece la discriminazione in un ambiente con un alto livello culturale è più sottile, subdola, più difficile da inquadrare, e quindi da affrontare”.

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