Obesità, la vita di campagna non fa più bene come una volta

vita di campagna non è più sana

Meglio la vita di campagna o quella di città? Esigenze e preferenze a parte, almeno sul fronte della salute, è opinione diffusa che per vari aspetti l’ambiente urbano sia meno salutare. E finora le ricerche statistiche hanno confermato quest’idea, dato che l’urbanizzazione è stata associata per esempio all’aumento del tasso di obesità. Ma oggi uno dei più vasti studi internazionali sul tema mostra che la vita rurale degli ultimi anni non è poi così salubre, almeno se si guarda alla bilancia. La vita di campagna degli ultimi decenni non favorirebbe la forma fisica. Anzi: in campagna la percentuale di persone obese sta crescendo più rapidamente che in città. Allo studio hanno preso parte più di mille ricercatori in tutto il mondo, fra cui vari italiani afferenti a diversi istituti di ricerca. I risultati sono pubblicati su Nature.

Lo studio

Mille ricercatori, duemila studi revisionati, 112 milioni di partecipanti in 200 paesi. Sono questi i numeri dell’ampia indagine condotta dal team multidisciplinare e coordinata dall’Imperial College London con la partecipazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La ricerca ha messo insieme le osservazioni di oltre 30 anni (i partecipanti, provenienti sia da zone rurali che urbane, sono stati monitorati dal 1985 al 2017).

L’indagine ha valutato peso e altezza per misurare l’indice di massa corporea (o Bmi – il rapporto fra peso e altezza al quadrato). “Si tratta dell’analisi più completa per studiare in che modo il Bmi sta cambiando nelle aree urbane e rurali”, dichiarano gli autori in una nota.

Come cambia l’indice di massa corporea

Dal 1985 al 2017 l’indice di massa corporea nel campione analizzato è aumentato mediamente di circa due punti, equivalente a un incremento individuale medio di circa 5-6 kg. Il dato interessante, secondo gli autori, è che oltre la metà dell’aumento complessivo del Bmi è dovuta alla crescita del peso corporeo nelle zone rurali. Infatti, in campagna l’indice di massa corporea è cresciuto mediamente di 2,1 kg/m2 (circa 6 kg) sia per le donne sia per gli uomini, mentre in città di 1,3 kg/m2 (circa 3-4 kg) per le donne e di 1,6 kg/m2 (4-5 kg) per gli uomini. I risultati mostrano che il Bmi nelle aree rurali sta aumentando con una rapidità uguale o maggiore rispetto a quanto avviene nelle città. Questo vale per tutti i paesi considerati, ad esclusione soltanto della popolazione femminile dell’Africa sub-sahariana. La geografia mondiale dell’obesità sta cambiando profondamente.

Vita di campagna, cibi meno sani e poco moto

L’interpretazione è che negli ultimi decenni stia avvenendo una sorta di convergenza: la vita di campagna è sempre più associata ad abitudini alimentari malsane e a una maggiore sedentarietà.

In passato nelle aree rurali le persone più povere avevano meno da mangiare ed erano spesso sottoalimentate (di certo non in sovrappeso). Ma oggi questa “sottoalimentazione” è stata sostituita da una forma di malnutrizione, come spiegano gli autori, ovvero da stili alimentari scorretti. Chi ha un basso reddito (in campagna ma anche in città) non ha accesso a cibi freschi e salutari, che costano di più, e ripiega su alimenti a basso costo e di qualità inferiore. Che sono anche quelli che fanno maggiormente ingrassare.

In campagna, paradossalmente anche l’opportunità di praticare attività fisica, ad esempio spostarsi a piedi, è ridotta. Il trasporto pubblico, infatti, è meno capillare di quello urbano e si usa spesso l’automobile, un bene che invece, in termini di costi, è sempre più accessibile. Al contempo, l’offerta di attività sportive e ricreative è esigua. “Le discussioni sulla salute pubblica tendono a concentrarsi maggiormente sugli aspetti negativi della vita nelle città”, sottolinea Majid Ezzati, docente all’Imperial College London. “Ma proprio le città offrono opportunità migliori per uno stile di vita sano”.

A fronte di questi cambiamenti, anche le strategie per affrontare l’obesità, una vera e propria emergenza sanitaria, devono essere in parte ripensate. “A risentire maggiormente dei cambiamenti – spiega Licia Iacoviello, direttore del Dipartimento di Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed a Pozzilli, che ha preso parte allo studio – sono i livelli più bassi. La sfida è grande, ma tutto sommato semplice: fare in modo che tutti i cittadini, indipendentemente dal loro livello di istruzione o da quanto guadagnano, possano condurre una vita sana”.

Riferimenti: Nature

Credit immagine di copertina: franchise opportunities/Flickr

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1 commento

  1. L’obeso o l’obesa possono vivere bene dappertutto. Attenzione: non dico che l’OMSE si sbaglia perchè questo può anche esser vero, in parte! Va aggiunta però la depressione che insorge se collegata ad altre malattie quali L’infiammazione cronica, la sla, la sma o la tetraparesi spastica, per fare solo alcuni esempi, di cui il nord Italia è un’eccellenza in Emilia Romania e il sud a Foggia o in Puglia interna, proprio nelle campagna.
    Io che sono paralizzata faccio terapie mirate con grossi benefici, porto il corsetto quando lavoro, scrivo e leggo, vado sull’elevatore (opportunamente legata) e uso in intramenia il deambulatore. Non mi sembra poco visto che ballo pure e faccio teatro e musica.

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