Voyager 1 è ancora dentro il Sistema Solare

Come non detto, Voyager 1 è ancora lontana dall’abbandonare il nostro Sistema Solare (del quale intanto ha catturato immagini spettacolari come dimostra questa Gallery fotografica). A smorzare gli entusiasmi degli scienziati della Nasa, che appena un mese fa erano pronti a brindare al primo ingresso di un oggetto di fabbricazione umana nello spazio interstellare, è stato un gruppo di ricerca coordinato da Robert B. Decker della Johns Hopkins University, in Usa. Analizzando i dati sulla velocità del vento solare rilevati dalla sonda, i ricercatori hanno scoperto che Voyager 1 non è affatto in procinto di varcare l’eliopausa, ovvero la frontiera del Sistema Solare, ma sarebbe ancora immersa in quella bolla di gas ionizzato conosciuta come eliosfera che avvolge il nostro sistema planetario proteggendolo dai raggi cosmici. E questo, confessano i ricercatori nello studio pubblicato su Nature, significa che bisogna rivedere i confini del Sistema Solare, apparentemente più vasti di quanto immaginato.

A far pensare all’imminente ingresso di Voyager 1 nello spazio interstellare erano stati due dati: un aumento nella rilevazione di raggi cosmici e un abbassamento in quella di particelle cariche provenienti dall’interno del Sistema Solare. Ma per l’équipe di Decker, la prova inequivocabile del passaggio della sonda attraverso l’eliopausa era da ricercare nella velocità del flusso del vento solare. Queste particelle cariche emesse dal Sole, che inizialmente si diffondono radialmente dalla sorgente, una volta entrate nell’eliosfera vengono deviate e finiscono per propagarsi parallelamente alla linea dell’eliopausa.

Ed è qui che i conti non tornano. Secondo i dati raccolti dalla strumentazione di bordo, infatti, la componente radiale delle velocità del plasma, che dovrebbe essere zero in prossimità dell’eliopausa, non lo è. Il dato lascia perplessi gli scienziati. Voyager 1 – che si trova ormai alla distanza di 18 miliardi di chilometri dal Sole – viaggia nello spazio da ormai 35 anni, e in tutto questo tempo, se i calcoli fatti dagli scienziati fossero stati esatti, si sarebbe dovuta trovare quasi al confine del Sistema Solare. Così non è, segno che abbiamo ancora molto da scoprire sulla “geografia” del nostro sistema planetario.

Immaginiamo la delusione di Carl Sagan, l’astrofisico e scrittore scomparso 16 anni fa che fu a capo del comitato incaricato di selezionare testi, musiche e immagini per il cosiddetto Voyager Golden Record, un disco di rame placcato d’oro che viaggia assieme alla sonda come una sorta di eredità della civiltà umana. Il disco è stato pensato per ipotetiche civiltà extraterrestri che potrebbero imbattersi nella sonda, e contiene indicazioni sulla posizione della Terra nonché un discorso dell’allora presidente statunitense Jimmy Carter rivolto agli alieni.

Credits immagine: Nasa/Jpl

 

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