Ecco lo zodiaco dei Sapiens: nell’arte rupestre un sapere astronomico avanzato

arte rupestre
(Credits: Alistair Coombs)

Orsi, bisonti e cavalli e altri animali che si ritrovano nell’arte rupestre europea dal Paleolitico al Neolitico non erano raffigurati per propiziarne la cattura ma per rappresentare  le costellazioni dello zodiaco. A comporre un vero e proprio calendario astronomico che, 36 mila anni prima degli antichi Greci, teneva conto della precessione degli equinozi e registrava eventi catastrofici come l’impatto di meteoriti.  “I nostri antenati avevano conoscenze astronomiche più raffinate di quanto potessimo immaginare”, affermano gli autori di uno studio pubblicato su Athens Journal of History che ha passato in rassegna diversi siti archeologici europei frequentati tra 40 e 10 mila anni fa.

Lo zodiaco preistorico

L’idea che le raffigurazioni animali  potessero comporre uno zodiaco di costellazioni era stata suggerita ai ricercatori  da un precedente studio che aveva analizzato le figure scolpite su blocchi di pietra nel complesso di Göbekli Tepe, in Turchia, sito noto anche come la “Stonehenge turca“, che recenti datazioni fanno risalire a circa 12.000 anni fa (di gran lunga precedente quindi a Stonehenge).  Stilizzate in pochi tratti, le figure animali risultavano perfettamente sovrapponibili alla forma delle costellazioni dello zodiaco così come dovevano apparire all’epoca. Lo schema di un avvoltoio, per esempio,  riproduce il Sagittario mentre i tratti salienti di un orso corrispondono alla costellazine della Vergine. Fra le incisioni di Göbekli Tep ci sarebbe anche l’Ofiuco , la XIII costellazione dello zodiaco, nelle vesti di un uccello con un pesce nel becco.

La nuova ricerca ha allargato l’analisi alle raffigurazioni di altri importanti siti europei frequentati tra il Paleolitico e il Neolitico. Tra gli altri, quelli di Hohlenstein-Stadel (38 mila a.C.), in Germania, Chauvet (34 mila a.C.) e Lascaux (15 mila a.C.), in Francia, Altamira (14 mila a.C.), in Spagna, e  Çatalhöyük (7.000 a.C.), in Turchia.  Anche in questi casi è emersa una significativa corrispondenza tra i disegni di animali e le costellazioni visibili al tempo della loro realizzazione.  Per esempio, a Çatalhöyük, la figura di un leone corrisponde alla costellazione del Cancro mentre il celebre cavallo di Lascaux raffigurerebbe quella del Leone. “Sono le stesse costellazioni zodiacali in uso ancora oggi, sebbene alcune non siano più rappresentate con simboli animali, ed alcuni di questi abbiano cambiato collocazione”, affermano gli autori dello studio.

L’impatto delle comete registrato dall’arte rupestre

Non solo: secondo i ricercatori, nell’arte rupestre ci sarebbero registrati eventi catastrofici dovuti all’impatto con corpi celesti provenienti dalle Tauridi, lo sciame meteorico periodicamente intercettato dall’orbita terrestre. Sulle pietre di Göbekli Tepe, secondo i ricercatori, è registrato il momento dell’impatto sulla Terra di un meteorite 13 mila anni fa. Un evento che si pensa abbia causato una piccola era glaciale (lo Younger Dryas), con enormi conseguenze sia per gli esseri umani, con il declino della cultura preistorica “Clovis”, sia per l’ambiente, con l’estinzione dei mammuth nordamericani. Analogamente, le pitture delle grotte di Lascaux, in Francia, che raffigurano un uomo in punto di morte e altri animali, rappresenterebbero la fascia dello zodiaco al tempo dell’impatto devastante di un altro corpo proveniente dalle Tauridi, avvenuto 15 mila anni fa e di cui si troverebbe traccia nei ghiacci della Groelandia.

Riscrivere la preistoria

“L’arte rupestre dimostra che durante l’ultima Era Glaciale gli esseri umani avevano una conoscenza astronomica avanzata”, dice Martin Sweatman, ricercatore della University of Edinburgh e primo autore dello studio. “Intellettualmente, non erano diversi da noi”. Forse già 40 mila anni fa, prima che mettessero piede nell’Europa occidentale, dove i Neanderthal si stavano estinguendo, gli esseri umani tenevano traccia del tempo usando la precessione degli equinozi, che determina un lento spostamento della volta stellata nel corso di migliaia di anni. Una conoscenza, questa, finora attribuita a Ipparco di Nicea, vissuto nel II secolo a.C.  “Le capacità dei nostri antenati sono state enormemente sottostimate. Il livello di conoscenza che abbiamo scoperto mette anche in dubbio i modelli di migrazione supposti finora: se conoscevano così bene l’astronomia gli esseri umani potrebbero avere avuto la capacità di navigare gli oceani prima di quanto pensiamo”, concludono i ricercatori.

Riferimenti: Athens Journal of History

(Credits immagine: Alistair Coombs)

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