Vaccino J&J, quanto dura la protezione?

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(Foto: Towfiqu barbhuiya on Unsplash)

Le dosi di vaccino anti-Covid somministrate finora nel mondo sono quasi 11 miliardi, riporta l’OMS. Mentre il virus continua a mutare e si ragiona su booster e nuovi vaccini aggiornati, con tante domande ancora senza risposta in uno scenario epidemiologico in continua evoluzione, ci si continua a chiedere anche: quanto dura la copertura vaccinale? I vaccini funzionano contro le nuove varianti? La risposta non può essere univoca, dato che le variabili in gioco sono molte. Una di queste riguarda il tipo di vaccino ricevuto: uno studio statunitense condotto sul vaccino Janssen (o Johnson & Johnson), a lungo bistrattato, ne evidenzia un’efficacia di almeno sei mesi. Ma attenzione.

L’efficacia di un vaccino monodose

Del vaccino Johnson & Johnson si è parlato molto. Sviluppato negli Stati Uniti e autorizzato in Europa nel marzo 2021, dopo Pfizer, Moderna e AstraZeneca, è stato il primo vaccino a vettore virale a singola dose. Dopo lo stop precauzionale a causa di alcuni effetti avversi, associati in particolare a rari casi di trombosi, si è cominciato (o ricominciato) a somministrarlo nelle diverse parti del mondo.

Ora, a un anno dalle prime somministrazioni, ci si chiede per quanto tempo questo vaccino monodose assicuri una copertura efficace. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Network Open, il vaccino mantiene un’efficacia del 76% nel prevenire l’infezione e dell’81% nell’evitare l’ospedalizzazione per almeno 180 giorni dalla somministrazione. Dati riferiti, è bene sottolinearlo, al periodo coincidente prima e dopo l’ondata della variante Delta, ormai ovunque soppiantata dalla variante Omicron e le sue sottovarianti, soprattutto la BA.2 (o Omicron 2), che hanno messo a dura prova i vaccini, specialmente per il rischio di infezioni. L’efficacia dei vaccini sembra migliorare, come noto ormai, con la somministrazione delle dosi booster: un dato osservato anche per il booster del vaccino J&J, capace di proteggere dalle ospedalizzazioni con elevate percentuali, riferiva l’azienda alla diffusione della variante omicron.

Uno scenario in continua evoluzione

Per calcolare le percentuali di contagiati e di ospedalizzati, i ricercatori hanno preso in esame quasi mezzo milione di statunitensi vaccinati con Johnson & Johnson tra marzo e agosto 2021 e un milione e mezzo di non vaccinati. I due campioni sono stati messi a confronto tenendo conto di numerosi fattori, quali età, sesso, patologie pregresse, variante del virus. Ma sono gli scienziati stessi a ricordare che lo scenario pandemico è in continua evoluzione e che i risultati sono necessariamente preliminari, oltre che riferiti a un contesto ormai vecchio. Ulteriori studi e approfondimenti sono indispensabili, su questo e sugli altri vaccini, per comprenderne meglio l’efficacia sul breve e sul lungo periodo.

Ma persino quando le cose saranno più chiare, commenta Larry Corey all’Nbc, esperto in immunologia e sviluppo di vaccini presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, l’analisi rischi-benefici associata a ciascun vaccino varierà a seconda dei casi. “Non c’è da sorprendersi se l’approccio a un virus che riguarda sette miliardi di persone è eclettico – conclude Corey – in realtà, è impensabile trovare una singola soluzione che sia efficace per sette miliardi di persone, bisogna avere a disposizione una gamma di opzioni.”

Riferimenti: JAMA Network Open, NBC, OMS

Credits immagini: Towfiqu barbhuiya on Unsplash