Chi soffre di tricotillomania non si strappa i capelli solo per alleviare lo stress o altre emozioni negative. Potrebbe farlo, per esempio, anche per noia. A suggerirlo è stato un nuovo studio coordinato dai ricercatori dell’Ospedale Universitario di Heidelberg, in Germania, secondo cui questo comportamento compulsivo avrebbe ora una spiegazione molto più complessa di quella ipotizzata fino ad oggi, basata sulla regolazione emotiva. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Comprehensive Psychiatry.
La tricotillomania
La tricotillomania, ricordiamo brevemente, è una condizione di salute mentale che fa parte dei comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo. Si manifesta, infatti, con impulsi frequenti, irrefrenabili e ripetuti a strapparsi i capelli o altri peli, come quelli delle sopracciglia, con conseguenze significative sia sociali che psicologiche. Sebbene le cause non siano ancora state chiarite, come riportano gli esperti della Mayo Clinic, questa condizione si presenta spesso in concomitanza con altri disturbi mentali, quali ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico e disturbo ossessivo-compulsivo. “La tricotillomania non è solo una cattiva abitudine, ma un disturbo mentale”, spiegano gli esperti. “Come molti disturbi complessi, è probabilmente il risultato di una combinazione di fattori genetici e appresi”.
Non solo la regolazione emotiva
Una delle principali ipotesi sulla tricotillomania riguardava la regolazione emotiva: strapparsi i capelli, infatti, potrebbe aiutare le persone ad affrontare sentimenti spiacevoli come ansia, tensione o frustrazione. Tuttavia, una sempre crescente mole di studi ha fornito risultati contrastanti, mettendo in discussione questa ipotesi. Per comprendere meglio i possibili meccanismi alla base della tricotillomania, gli autori del nuovo studio hanno monitorato 61 adulti affetti da questa condizione per un periodo di 10 giorni, focalizzandosi non tanto sul comportamento, ma piuttosto sull’impulso e sui fattori sottostanti che possono influenzarlo. Applicando un metodo chiamato Ecological Momentary Assessment, che permette ai partecipanti di registrare i propri sentimenti e le proprie azioni nel presente e non ricordarli a posteriori, sono così riusciti a valutare gli stati emotivi, l’intensità dell’impulso e gli episodi di tricotillomania.
Il ruolo della noia e della stanchezza
Incrociando tutte le informazioni, i ricercatori hanno scoperto che alcune persone si strappano i capelli anche quando sono distratte o addirittura inconsapevoli di farlo. In particolare, gli autori hanno notato che l’intensità dell’impulso era il più forte predittore degli episodi di strappamento, mentre la noia era in grado di predire gli episodi successivi e la stanchezza prediceva una maggiore intensità dell’impulso, ma non direttamente lo strappamento. Secondo gli autori, quindi, il disagio emotivo non è l’unico elemento da considerare: anche condizioni di scarsa stimolazione, come noia e stanchezza, potrebbero contribuire alla comparsa dell’impulso e del comportamento. Sebbene il nuovo studio presenti dei limiti, come un campione relativamente piccolo e prevalentemente femminile, “i risultati mettono in discussione i modelli che si concentrano principalmente sulla disregolazione emotiva e richiedono una prospettiva più differenziata sull’impulso e sul comportamento”, si legge nello studio. “I futuri modelli eziologici dovrebbero includere fattori contestuali, cognitivi e sensoriali più ampi per cogliere meglio i meccanismi alla base della tricotillomania”.
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