La storia di Alessandro Di Battista ha riportato l’attenzione sul tumore al cervello. L’ex
parlamentare ha raccontato di essersi sentito male durante un soggiorno a Cuba e di aver
scoperto la presenza di un tumore associato a un edema cerebrale. Dopo le cure per ridurre
l’edema, ha spiegato, è stato sottoposto a un intervento durante il quale è stato asportato quasi tutto il tumore. Ora dovrà proseguire con le terapie. Il caso riporta al centro una malattia complessa e molto eterogenea, che comprende forme diverse per origine, caratteristiche biologiche e possibilità di trattamento.
Tanti tipi di tumore al cervello
In Italia, secondo l’edizione 2025 de I numeri del cancro in Italia, nel 2024 sono state stimate 6.126 nuove diagnosi di tumori del sistema nervoso centrale. Tra le diverse forme, i gliomi rappresentano una quota importante dei tumori cerebrali primitivi: secondo Fondazione AIOM, in Italia si registrano ogni anno oltre 3.000 nuovi casi, pari a circa il 40% dei tumori cerebrali primitivi. All’interno di questo gruppo rientrano gliomi con caratteristiche molto diverse, dagli astrocitomi agli oligodendrogliomi fino al glioblastoma.
Il glioblastoma è invece il tumore maligno del SNC più frequente nell’adulto. L’incidenza stimata è di circa 3-4 casi ogni 100 mila abitanti l’anno e l’età media di insorgenza è intorno ai 65 anni. È una neoplasia particolarmente aggressiva, caratterizzata dalla capacità di infiltrare il tessuto cerebrale circostante e da un’elevata probabilità di recidiva. Nel caso di Di Battista, tuttavia, il tipo istologico del tumore non è stato reso pubblico e quindi non è possibile stabilire, sulla base delle informazioni disponibili, quale forma abbia avuto.
Che cosa è l’edema
Un elemento della vicenda raccontata dallo stesso Di Battista è l’edema cerebrale. Con questo termine si indica un accumulo anomalo di liquido nel tessuto cerebrale, che provoca un aumento del volume del cervello. Nei pazienti con un tumore può verificarsi perché la massa tumorale altera i vasi sanguigni e la barriera che normalmente regola il passaggio di liquidi dal sangue al tessuto nervoso. Il tumore può inoltre comprimere o danneggiare i tessuti circostanti, favorendo la formazione di edema. Il gonfiore può aumentare la pressione all’interno del cranio e contribuire alla comparsa o al peggioramento di sintomi neurologici. Il trattamento può prevedere farmaci capaci di ridurre il gonfiore, in particolare corticosteroidi come il desametasone, quando indicati dal medico.
I sintomi
A differenza di altre neoplasie, non esiste oggi uno screening di popolazione efficace per
individuare precocemente i tumori cerebrali. La maggior parte delle diagnosi avviene infatti
quando compaiono sintomi, che possono essere molto diversi in relazione alla sede e alle
dimensioni della lesione. Tra i segnali possibili ci sono forti mal di testa, crisi epilettiche, disturbi della vista o dell’udito, problemi di equilibrio e coordinazione, difficoltà motorie o alterazioni della sensibilità. Possono comparire anche cambiamenti cognitivi o comportamentali.
La diagnosi
Quando esiste un sospetto clinico, il primo passaggio è generalmente rappresentato dalla
diagnostica per immagini. La risonanza magnetica è l’esame di riferimento per studiare il cervello e definire sede, dimensioni e caratteristiche della lesione; la tomografia computerizzata può essere utilizzata in diverse situazioni. Per arrivare a una diagnosi definitiva, quando necessario, si ricorre alla biopsia, che permette di analizzare il tessuto tumorale. Oggi questa fase è diventata ancora più importante perché alla diagnosi istologica si affianca quella molecolare. La ricerca di specifiche alterazioni genetiche, come quelle del gene IDH, contribuisce a classificare con maggiore precisione il tumore e a orientare le scelte terapeutiche. La classificazione dei tumori cerebrali è infatti sempre più basata sull’integrazione di caratteristiche microscopiche e molecolari.
Il trattamento
La cura dipende quindi dal tipo di tumore, dalla sua localizzazione, dal grado di aggressività, dalle caratteristiche molecolari e dalle condizioni generali della persona. Quando possibile, la chirurgia rappresenta uno dei principali trattamenti, con l’obiettivo di rimuovere la maggiore quantità possibile di tessuto tumorale preservando al tempo stesso le funzioni neurologiche. Nel caso del glioblastoma, il trattamento standard prevede generalmente la combinazione di chirurgia, radioterapia e chemioterapia con temozolomide.
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