E’ la stella più grande e luminosa mai osservata. Si chiama LBV 1806-20, la sua massa è 150 volte quella del Sole e la sua luminosità circa 40 milioni di volte più intensa di quella della nostra stella. Un gruppo di ricercatori guidati da Stephen Eikenberry, docente dell’Università della Florida, l’ha osservata con un telescopio a infrarossi dell’osservatorio Palomar, in California. Tra i ricercatori rimane ancora qualche dubbio che possa trattarsi di una stella binaria, ma anche in questo caso le sue dimensioni rimarrebbero comunque impressionanti. “Quello di cui siamo ormai certi”, spiega Eikenberry, “è che non si tratta di un ammasso di stelle”. Questi dati sembrano contrastare con le attuali teorie sulla formazione delle stelle: finora gli astronomi ritenevano che una stella giovane in formazione non potesse superare la dimensione di 120 masse solari, poiché oltre tale soglia l’enorme pressione e il calore generati bruciano la materia in eccesso. Un’ipotesi verosimile è che l’esplosione di una supernova abbia generato un’onda d’urto che potrebbe aver compresso i gas attorno alla superficie della giovane stella, con una forza tale da contrastare l’eliminazione del materiale in eccesso. “La formazione di questa stella”, spiega Eikenberry, “dev’essere stata un processo particolarmente violento”. Questa gigantesca stella è stata finora poco studiata per la sua scarsa visibilità dalla Terra, dalla quale dista circa 45000 anni luce. “Gran parte della sua luce”, conclude Eikenberry, “viene quindi assorbita dal mezzo interstellare”. Una particolare tecnica ottica ha permesso di ridurre l’interferenza dell’atmosfera terrestre e studiare la sua luce. I risultati della ricerca sono stati presentati al recente incontro della American Astronomical Society. (m.mo.)(martedì 6 gennaio)





