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Dubbi sulle nanotech

Le nanoparticelle (corpuscoli grandi miliardesimi di metro) possono accumularsi nel cervello, dopo essere state inalate. Lo afferma un gruppo di ricercatori dell’Università di Rochester (New York) in un articolo su Inhalation Toxicology. Gli scienziati sono riusciti a monitorare il percorso compiuto da nanoparticelle di carbonio del diametro di 35 nanometri fino al cervello di alcuni ratti. L’ipotesi è che le nanoparticelle sfruttino come “mezzo di trasporto” le cellule nervose che trasmettono al bulbo olfattivo i segnali relativi agli odori. Un risultato che contribuirà a far crescere le polemiche sull’impatto che queste particelle – la cui eventuale tossicità non è stata mai accertata – hanno sulla salute umana e sull’ambiente. Le preoccupazioni riguardano soprattutto i nanotubi di carbonio – lunghi filamenti di atomi disposti in forma cilindrica – prodotti con relativa facilità da molti laboratori nel mondo e utilizzati per esempio nell’assemblaggio di minuscoli circuiti elettronici. Ma fonte di nanoparticelle sono per esempio anche i gas di scarico dei motori diesel. I risultati dello studio potrebbero quindi aiutare a comprendere meglio come agiscono le sostanze inquinanti di queste dimensioni sul nostro organismo. (m.mo.)

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