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Le droghe nell’età dell’ansia sociale

di
Roberta Pizzolante

Günter AmendtNo drugs, no future.Le droghe nell’età dell’ansia socialeFeltrinelli, 2004pp.204, euro 12,00 Senza droghe il futuro sembra qualcosa di insopportabile. Almeno per le ricche società occidentali, dove senza le sostanze psicoattive non si può far fronte allo stress del lavoro e dei ritmi della vita quotidiana. Sembra quasi apocalittica la previsione del sociologo e giornalista Günter Amendt nell’interessante volume edito da Feltrinelli, ma è proprio a partire da essa che si snoda un’ampia riflessione sul più generale problema delle droghe e delle politiche proibizioniste. Se la società impone flessibilità e velocità, niente paura. L’industria farmaceutica offre svariate soluzioni con un’intera gamma di prodotti contro l’ansia, la depressione o per migliorare le prestazioni, dagli integratori vitaminici al Viagra, dal Prozac alla pillola della felicità. È sempre stato così, spiega l’autore, anche nell’epoca fordista l’alcol, il tabacco, l’oppio e in seguito gli psicofarmaci permettevano alle masse di reggere le condizioni di sfruttamento alle quali erano sottoposte. In ogni epoca, insomma, l’industria farmaceutica ha saputo cavalcare l’onda dei cambiamenti sociali e dei bisogni. Con conseguenze preoccupanti: oggi, si legge nel libro, 28 milioni di statunitensi assumono Prozac o sostanze simili e non in tutti i casi perché soffrono di depressione in senso clinico, ma solo perché sono di cattivo umore. Rischiando nel migliore dei casi un aumento del peso corporeo, e poi tic nervosi al volto, amnesia, disturbi sessuali, suicidio, aggressività e danni al cervello. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) la percentuale delle malattie legate a disturbi psichici aumenterà nei prossimi anni dal 10 al 15 per cento. E crescerà in modo drammatico il consumo di droghe sintetiche per combattere l’insonnia, lo stress, l’obesità, il malumore, la svogliatezza, prevede il Comitato Internazionale per il controllo degli stupefacenti (Inbc). In una società in cui le droghe sono un elemento quasi scontato, come mai, si chiede l’autore, proprio la cannabis, la più innocua delle sostanza psicoattive, è stata demonizzata così tanto? La domanda offre lo spunto per un’analisi delle politiche globali delle Nazioni Unite contro la droga, ancora legate al dogma proibizionista e colpevoli di aver avviato “una guerra che ha leso profondamente il sistema internazionale dei diritti e i cui effetti secondari politici ed economici sono disastrosi”. Rispetto alla cannabis, all’eroina e alla cocaina Günter Amendt analizza le contraddizioni della lotta alle droghe e auspica la necessità di una politica del buonsenso, come la scelta della legalizzazione differenziata. Una società libera dal consumo di stupefacenti è un’illusione, se si parte da questo dato di fatto può essere più facile confrontarsi e adottare una ragionevole politica che ai pregiudizi e ai sospetti sostituisca il pragmatismo, le valutazioni scientifiche e il rispetto dei diritti umani.

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