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La sfida continua

Sono passati 25 anni dalla scoperta del virus dell’Hiv. E nel frattempo l’Aids ha ucciso più di 25 milioni di persone. Nonostante i notevoli risultati, la risposta mondiale all’epidemia non è stata adeguata. Abbiamo le conoscenze e gli strumenti per debellare la malattia, ma mancano fondi e la volontà politica. È quanto è emerso dal decimo rapporto dell’Unaids, l’agenzia dell’Onu per la lotta all’Aids, presentato in occasione del vertice mondiale. I numeri: 8,9 miliardi di dollari stanziati a fronte dei 15 necessari. E l’epidemia è in crescita: il 2005 conta più di 4 milioni di nuove diagnosi rispetto all’anno precedente e ci sono almeno 38,6 milioni di sieropositivi. Soprattutto donne. “L’Aids ha oggi il volto di una donna”, ha detto il segretario generale dell’Onu Kofi Annan. “Dei malati, 17 milioni sono donne e 13 milioni vivono in Africa, la patria di 12 milioni di orfani da Aids”. Stesso trend al femminile per i paesi occidentali, a causa di rapporti eterosessuali non protetti. Ma il divario tra paesi ricchi e paesi poveri è immenso: gli Usa si distinguono per il basso indice di mortalità grazie alla facilità di accesso ai farmaci retrovirali. Ma il divario esiste anche all’interno di uno stesso paese, dove gli immigrati e le minoranze etniche sono le categorie più colpite. Negli Stati Uniti, per esempio, gli afro-americani costituiscono il 50 per cento di tutte le nuove diagnosi, pur rappresentano solo il 12 per cento della popolazione. Ma c’è anche qualche dato positivo nel rapporto: la crescente efficacia dei farmaci, il basso costo di kit diagnostici, un uso maggiore di profilattici e maggiori controlli sul sangue per le trasfusioni. Importante la crescente attenzione per l’educazione nelle scuole: oggi si parla di Aids nel 74 per cento delle elementari e nell’81 delle medie di 58 paesi. (t.m.)

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