Davide Fiscaletti
I gatti di Schrödinger
Muzzio 2007, pp. 224, euro 22.50
La meccanica quantistica ha un grande difetto: le sue formule fanno previsioni troppo perfette su quello che accade a livello microscopico. Questo significa che non puoi semplicemente dire “sono tutte sciocchezze senza senso”: in un modo o nell’altro, un senso ce lo devi trovare, a meno che tu non sia un computer e ti limiti a risolvere le equazioni e fornire il risultato senza chiederti null’altro. A questo punto, tendi quasi naturalmente a raggiungere una visione quasi fideista: anche senza arrivare a Fritjof Capra e il suo “Tao della Fisica”, teorie come quella dei molti mondi richiedono all’interlocutore una certa qual capacità di credere all’incredibile; e anche la teoria delle stringhe, che cerca di convincerci che lo spazio è a dieci (undici? dodici?) dimensioni (dove le altre sono troppo piccole perché possiamo accorgercene) da un certo punto di vista è del tipo “è così perché lo dico io”. Insomma, spesso la migliore soluzione è accontentarsi di avere le risposte senza chiedersi quali sono state le domande che hanno portato ad esse.
D’altra parte, proprio perché non esiste una teoria assolutamente convincente dal punto di vista per così dire intuitivo, non è così strano trovare qualcuno che propone con forza una interpretazione diversa da quelle usuali. È il caso di Davide Fiscaletti, che in questo libro, il cui titolo richiama volutamente il famoso paradosso del gatto di Schrödinger, propone l’interpretazione della meccanica quantistica fornita inizialmente da David Bohm nel 1952 e detta anche “dell’onda pilota”, partendo dalla descrizione che Louis de Broglie fece nel 1927. Il dualismo onda-particella viene risolto supponendo che l’entità sia una particella, che però è sempre accompagnata da un’onda corrispondente che in un certo senso la guida, e per la quale valgono le leggi standard della meccanica quantistica.
Fiscaletti non si limita a esporre la teoria di Bohm, ma dà un resoconto – qualitativo per scelta, il libro è di divulgazione e non matematico – degli esperimenti di base che hanno portato all’interpretazione ortodossa della meccanica quantistica, e aggiunge una descrizione di altre teorie proposte, come quella GRW e le interpretazioni “a molti mondi” e “a molte menti” di cui si accennava all’inizio. Purtroppo si è lasciato prendere la mano, e il risultato finale è stato quello di un evangelista che intende diffondere il proprio verbo senza curarsi delle condizioni al contorno. I punti deboli della teoria di Bohm, come il fatto che sia intrinsecamente nonlocale e quindi che una causa in un punto A possa produrre un effetto immediato in un punto B anche a enorme distanza, sono trattati come se potessero essere dei punti di forza; la parte finale del libro si direbbe ridondante, e lungo tutto il testo la lettura dà quella sensazione della guida che a ogni momento ti prende per il braccio e ti dice “visto com’è bello? guarda che bello!”, rovinando il piacere di scoprire che non sempre le idee della maggioranza sono le uniche possibili persino in campi scientifici come la fisica.





