A passo di valzer

Una partenza sofferta, quella di Rosetta. Il razzo con a bordo la sonda – che prende il nome dalla stele che consentì di decifrare la scrittura degli antichi egizi – deve fronteggiare un altro rinvio, questa volta solo di alcune ore e per ragioni meteorologiche, dopo quello alla quale era stata costretta all’inizio del 2003 per problemi al vettore Ariane-5. “Un rinvio che non rappresenta un problema”, spiega Paolo Ferri, responsabile delle operazioni di volo della missione, “abbiamo una finestra di tre settimane per effettuare il lancio”. Quando il vettore Ariane sarà partito dalla base dell’Agenzia spaziale dell’Esa a Kourou, nella Guyana francese, avrà inizio il lungo viaggio di Rosetta. Un viaggio che sembra un valzer. “La traiettoria che seguiremo”, prosegue Ferri, “prevede il ritorno verso la Terra una prima volta, poi proseguiremo verso Marte per tornare ancora due volte verso il nostro pianeta: a quel punto avremo la velocità sufficiente per avvicinarci alla cometa”. Sfruttando questo effetto di “fionda gravitazionale”, Rosetta potrà quindi giungere all’inizio del 2014 in prossimità della cometa Churyumov-Gerasimenko, che in quel momento disterà più di 700 milioni di chilometri dal Sole. E potrà seguire così la vita della cometa, grazie anche all’azione del lander Philae, la parte della sonda che, staccandosi dall’orbiter, atterrerà sul nucleo della cometa (grande pochi chilometri) per analizzarne la composizione. “L’idea di fondo”, sottolinea Ferri, “è quella di seguire passo passo l’avvicinamento della cometa al Sole, per vederne l’evoluzione dal momento in cui non è attiva fino a quando si trova alla minima distanza dall’astro”.A oggi si sa pochissimo delle comete: il nucleo è invisibile da Terra e le uniche sonde (l’europea Giotto e le statunitensi Deep space 1 e Stardust) ad averle osservate lo hanno fatto sorvolandole. Rosetta invece sarà in grado di fare foto con 20 centimetri di risoluzione, mentre per quelle finora a disposizione si parla di chilometri. E poi, grazie agli strumenti a disposizione sia sull’orbiter che sul lander, sarà possibile analizzare la composizione chimica e molecolare, la morfologia delle polveri e dei gas, ecc. “In sostanza”, commenta Ferri, “vogliamo costruire tutta la scienza delle comete, che è oggi quasi inesistente”. C’è anche il contributo degli scienziati italiani nella realizzazione delle strumentazioni di Rosetta, dai dispositivi per le analisi delle polveri cometarie al trapano che penetrerà la superficie del nucleo per raccogliere campioni fino allo spettrometro per la misurazione della temperatura e lo studio dei corpi solidi. Inizia dunque un’avventura tanto affascinante quanto densa di incognite. Subito dopo il distacco dal lanciatore, la sonda dovrà dispiegare gli ampi pannelli solari (per una superficie di 64 metri quadri) necessari a rifornire di energia tutti gli strumenti durante il suo lungo viaggio. “Su questo delicato momento”, spiega Ferri, “noi non possiamo praticamente intervenire da Terra”. Ma la fase più critica si avrà verso il 2011, a causa della grande distanza dal Sole e dalla Terra. Non potendo racimolare sufficiente energia per tutta la strumentazione né disporre di un intenso scambio di informazioni con la Terra, la sonda verrà mantenuta in una sorta di “ibernazione” per circa due anni. E infine l’avvicinamento alla cometa. “La fase di arrivo e di caratterizzazione dell’ambiente”, conclude Ferri, “è sicuramente molto critica. I satelliti e le sonde sono concepite solitamente per volare nello spazio vuoto, qui ci troveremo coperti di gas, polveri e forse anche di detriti, in un ambiente insomma totalmente sconosciuto”.

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