Aneurisma dell’aorta addominale: una scoperta che rivoluzionerà le cure

aneurisma dell'aorta addominale

Una rivoluzione per la diagnosi e la cura dell’aneurisma dell’aorta addominale, una patologia silenziosa che uccide ogni hanno seimila persone solo nel notro paese. Ad annunciarla è la scoperta della “firma molecolare” della malattia: un set di geni espressi nel tessuto adiposo intorno all’aneurisma, coinvolti nell’esordio e anche nella progressione della malattia. La scoperta, da una ricerca italiana, annuncia una nuova era per il trattamento di questa patologia silenziosa e potenzialmente mortale.

L’aneurisma dell’aorta addominale

L’aneurisma aortico addominale consiste nella progressiva dilatazione locale dell’aorta,  (l’arteria che porta il sangue dal cuore a tutti gli organi) fino al rischio di una sua rottura. Solo in Italia è responsabile di almeno 6 mila morti ogni anno. Colpisce più gli uomini che le donne, soprattutto in età avanzata, con un maggiore rischio per i fumatori e per chi ha una storia familiare della condizione. Ma fattori di rischio sono anche la pressione sanguigna alta e le patologie cardiovascolari o genetiche, tra cui la sindrome di Marfan e la sindrome di Ehlers-Danlos.

Al momento, sull’aneurisma dell’aorta addominale si interviene con la chirurgia tradizionale “a cielo aperto”, inserendo sul il vaso dilatato una protesi di materiale sintetico, e con la chirurgia endovascolare minivasiva, che permette di riparare il tratto danneggiato tramite un’endoprotesi (stent graft), inserita attraverso un’arteria periferica e fatta risalire tramite catetere fino a raggiungere l’aneurisma. La scoperta della “firma molecolare” apre ora le porte alla ricerca di nuove modalità per intervenire nella formazione e nell’evoluzione degli aneurismi dell’aorta addominale. Con percorsi diagnostici personalizzati e approcci terapeutici alternativi alla chirurgia.

Il ruolo del tessuto adiposo

«Il tessuto adiposo che circonda i vasi sanguigni ha un ruolo rilevante nello sviluppo di molte malattie vascolari, e noi ci siamo chiesti se avesse una funzione anche nell’aneurisma», racconta Pablo Werba, responsabile dell’Unità di Prevenzione dell’Aterosclerosi del Monzino, tra gli autori dello studio pubblicato su  Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.

La ricerca ha esaminato per la prima volta l’intero trascrittoma (l’insieme dei geni espressi) dello strato adiposo intorno all’aneurisma dell’aorta addominale e lo ha confrontato con il tessuto adiposo sano dello stesso paziente. «Mai prima d’ora era stata condotta un’analisi genetica così estesa del tessuto adiposo perivascolare dell’aneurisma”, aggiunge un altro autore dello studio, Luca Piacentini, biologo molecolare dell’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale del Centro Cardiologico Monzino.

La firma dell’aneurisma aortico addominale

Grazie a un approccio genome-wide, una metodica che permette di analizzare nel dettaglio tutto il genoma, i ricercatori hanno potuto individuare alcune differenze nell’espressione di oltre 300 geni espressi nel tessuto adiposo malato. Scoprendo che queste differenze aumentano di numero e di grado con l’aumentare del diametro dell’aneurisma. Tutte insieme, quindi,  costituiscono una “firma molecolare”, un tratto specifico del tessuto malato. Non solo: “Questa combinazione di geni dall’espressione alterata è determinante sia nell’esordio  sia nella progressione della malattia”, precisa Piacentini.

Lo studio conferma anche l’ipotesi che la patologia abbia una genesi autoimmunitaria. «I risultati suggeriscono che una risposta immunitaria anomala nel tessuto adiposo perivascolare è centrale per la formazione e la progressione dell’aneurisma”, evidenzia Gualtiero Colombo, responsabile dell’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale. E’ questa un’indicazione preziosa perché, insieme alla firma molecolare, suggerisce la possibilità di percorsi diagnostici personalizzati e apre la strada allo sviluppo di approcci terapeutici specifici, anche alternativi alla chirurgia. Per arrvare finalmente a un approccio veramente efficace per questa malattia.

Nuove possibilità di cura

L’idea di limitare la crescita degli aneurismi agendo “dall’esterno” del vaso sanguigno  risale agli anni Quaranta del Novecento. All’epoca fu sperimentato, ma poi abbandonato, l’avvolgimento dell’aorta aneurismatica con cellophane di polietilene per limitare meccanicamente la crescita della dilatazione. Anche qualche personaggio illustre, come Albert Einstein, fu sottoposto a questo tipo di procedura. Il nuovo studio mira invece a identificare le alterazioni molecolari del tessuto adiposo che avvolge gli aneurismi per poter rallentare o, auspicabilmente, arrestare il loro sviluppo con dei farmaci ad hoc.

Lo studio pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology è stato realizzato in collaborazione tra l’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale, l’Unità di Prevenzione dell’Aterosclerosi e l’U.O. di Chirurgia Vascolare del Centro Cardiologico Monzino IRCCS.

Fonte: Genome-Wide Expression Profiling Unveils Autoimmune Response Signatures in the Perivascular Adipose Tissue of Abdominal Aortic Aneurysm, Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology .

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