Alcuni animali sono in grado di riconoscere i propri simili anche senza mai averne visto uno. A questa conclusione sono giunti Ann Göth e Christopher Evans, etologi della Macquarie University di Sydney, studiando il tacchino selvatico australiano. Le femmine di questa specie abbandonano l’uovo sotto un cumulo di foglie e terra costruito dal maschio, e lasciano che a covarlo sia il calore prodotto dalla decomposizione dei vegetali. Quando nasce, quindi, il pulcino non vede la propria madre. In genere invece, quando escono dal guscio, gli uccelli vedono per prima cosa la madre e l’immagine si fissa nella memoria permettendo loro di individuare i consimili. Il tacchino australiano non riceve questo tipo di imprinting dopo la nascita, ma nonostante ciò sa individuare i tacchini della sua specie. Per questo volatile devono esserci quindi altri meccanismi di riconoscimento. Per scoprirli i ricercatori hanno usato robot telecomandati con le sembianze dell’animale adulto. Le macchine sono state realizzate usando vere piume di tacchino della foresta e motori di automobili giocattolo. Nell’esperimento, descritto sul Journal of Experimental Biology, i pulcini sono stati messi nello stesso ambiente delle macchine: in presenza di luce normale gli animali erano attratti dai robot che mangiavano, mentre non prestavano attenzione a quelli fermi o che razzolavano. Quando dalla luce veniva eliminata la componente ultravioletta i pulcini perdevano interesse anche per i robot che beccavano il cibo. Secondo i ricercatori, quindi, sono sia il modo di mangiare sia il colore a permettere ai tacchini selvatici di identificare i consimili. (g.p.)





