Tre individui sono una compagnia, trenta sono una folla: due “entità” che mostrano comportamenti e dinamiche molto diversi. Lo stesso si osserva nel caso di insetti, uccelli, e pesci che formano sciami, stormi e banchi. Ma quali principi regolano l’assembramento in massa di questi animali? A questa domanda risponde uno studio pubblicato su Science da ricercatori statunitensi (del Massachusetts Institute of Technology, della Boston Northeastern University e del Southeast Fisheries Science Center), almeno per quanto riguarda le aringhe.
La densità minima alla quale scatta l’aggregazione è di un pesce ogni 5 metri quadri. I ricercatori lo hanno stabilito monitorando la migrazione di migliaia di aringhe (Clupea harengus) nell’Oceano Atlantico, utilizzando una tecnica, nota con l’acronimo Oawrs, che consente di ricevere immagini in tempo reale, ricostruite sulla base della propagazione delle onde acustiche.
Lo studio di animali che formano enormi branchi costituisce da sempre una sfida per biologi e naturalisti, data la difficoltà di localizzare, contare e osservare gli individui utilizzando metodi eco-etologici convenzionali. I problemi aumentano, ovviamente, con i pesci che frequentano vaste aree nella profondità degli abissi. In questo studio, prima di tutto i ricercatori hanno determinato in quali aree era più probabile che le aringhe formassero banchi, analizzando un decennio di dati su censimenti effettuati dal Servizio Nazionale statunitense per le Zone di Pesca (Mnfs). Successivamente, hanno monitorato il movimento e il grado di assembramento degli animali per decine di migliaia di chilometri quadrati. Ed ecco quanto è emerso: le aringhe passano da una configurazione disordinata a un banco ordinato quando il numero di individui che si incontrano supera la soglia critica di 0,2 pesci per metro quadro, e sono guidati da pesci “leader”. I risultati non solo confermano quanto osservato per altri animali gregari, ma suggeriscono che le regole di organizzazione e disgregazione dei grandi gruppi siano comuni a tutte le specie gregarie. (i.n.)
Riferimento: DOI: 10.1126/science.1169441





