HomeSaluteEureka! L’intuizione che accende la memoria

Eureka! L’intuizione che accende la memoria

Secondo la leggenda, Archimede pronunciò l’esclamazione “Eureka!” – dal greco heurískō (εὑρίσκω), che significa “trovare” – nel momento in cui scoprì la legge fisica della spinta idrostatica, oggi nota come principio di Archimede. Quell’esclamazione, nata da una scoperta improvvisa, è diventata il simbolo universale dell’intuizione. Oggi, grazie alle neuroscienze e alle tecnologie di imaging cerebrale, possiamo andare più a fondo nella metafora e osservare cosa accade nel cervello negli istanti in cui un problema trova una soluzione, trasformandosi in un’idea chiara. E’ quello che ha fatto il team guidato da Roberto Cabeza della Duke University al lavoro pubblicato nei giorni scorsi su Nature Communications. I ricercatori hanno scoperto che quando la soluzione a un problema su cui ci stiamo arrovellando è improvvisa, essa tende a fissarsi più saldamente nella memoria.


Ecco cosa rende unico il cervello umano


L’esperimento: “misurare” il momento Eureka! nel cervello

I ricercatori hanno coinvolto 31 partecipanti in un affascinante esperimento. Il gruppo di volontari ha dovuto osservare delle immagini in bianco e nero un po’ confuse e prive di significato a un primo sguardo. Ad alcuni di loro all’improvviso è apparso chiaro cosa si celasse dietro a queste immagini. Quel momento di improvvisa comprensione è ciò che gli scienziati chiamano “insight”. Per capire di che cosa stiamo parlano, ecco una delle immagini tipo usate nello studio diffuse dalla Duke University.

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(foto: Courtesy of Maxi Becker)

Durante il compito, ogni volontario è stato sottoposto a una risonanza magnetica funzionale (fMRI): una tecnica che consente di rilevare quali aree cerebrali si attivano durante specifici compiti. Appena trovava una possibile soluzione, il volontario premeva un pulsante e descriveva la propria esperienza, spiegando aspetti come quanto era stato improvviso il momento della scoperta, quanto si sentiva sicuro della risposta e quanto era stata piacevole l’emozione provata nel momento della soluzione al problema. Queste valutazioni venivano espresse su una scala da 1 a 4. Le tre risposte date da ciascun soggetto sono state poi combinate dai ricercatori in un indice unico di insight, con punteggi da 3 a 12, per ‘misurare’ l’intensità soggettiva del momento di “illuminazione”.

Il momento Eureka! nel cervello

Ma i ricercatori, come anticipato, non si sono fermati alla descrizione delle emozioni. Durante il momento dell’insight, nelle aree del cervello deputate alla visione si verifica un “cambio di schema”, cambia il modo in cui si rappresenta l’immagine, come spiega Maxi Becker dell’Humboldt University in Berlin, primo autore del lavoro: da qualcosa di confuso e senza senso, diventa qualcosa di chiaro e significativo. Sempre grazie alla scansione con risonanza magnetica, i ricercatori hanno potuto esaminare quali zone si attivavano durante l’esperimento individuando una vera e propria rete della soluzione, spiegano: un sistema che collega le regioni visive, l’amigdala e l’ippocampo, le regioni del cervello fondamentali per le emozioni e la memoria. Durante l’insight, questa rete appare più connessa e integrata e le aree che si attivano lo fanno proporzionalmente all’intensità dell’intuizione, aggiungono da una nota della Duke University.

Gli effetti sulla memoria

Cinque giorni dopo, durante un test a sorpresa, ai partecipanti è stato chiesto di riconoscere le immagini già viste e di ricordare che oggetto contenevano. I risultati sono stati chiari: le immagini risolte con maggiore insight avevano oltre il doppio delle probabilità di essere ricordate rispetto a quelle risolte con meno convinzione.

Questo studio potrebbe avere implicazioni significative per l’apprendimento. Gli autori suggeriscono che ambienti educativi capaci di stimolare la scoperta autonoma, la sorpresa e l’emozione potrebbero favorire una memoria più duratura negli studenti.

Credits immagine: Vilius Kukanauskas da Pixabay

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