Catalogare le piante usando il loro Dna come fosse un codice a barre, è questo lo scopo dei botanici dell’era post-genomica. A spianare la strada sono i risultati di uno studio apparso su Pnas, in cui il Consortium for the Barcode of Life (Cbol), formato da 52 ricercatori, è riuscito a identificare due geni su cui basarsi per la classificazione. Utilizzando questo approccio sarà possibile generare una banca dati che permetterà di identificare facilmente la specie di appartenenza di ogni pianta, mettendo fine a ogni controversia.
In passato altri studiosi hanno catalogato gli organismi animali associando a ogni specie una sequenza del codice genetico. Raggiungere lo stesso scopo nel caso delle piante è stato fino a oggi molto più difficile; in particolare, non era ancora chiaro quali fossero le regioni cromosomiche più adatte a rivestire il ruolo di codice a barre delle specie vegetali. Gli autori di questa nuova ricerca hanno messo a confronto sette regioni del genoma prima di individuare quelle giuste: rbcL e matk. Le loro sequenze, analizzate congiuntamente, hanno permesso l’identificazione precisa del 72 per cento delle specie prese in considerazione; per il restante 28 per cento è stato quantomeno individuato il genere cui la specie appartiene.
Le implicazioni di questo studio vanno oltre l’aspetto puramente scientifico. Gli autori sono infatti convinti che aver trovato le sequenze necessarie per identificare ogni specie aprirà le porte al finanziamento dei progetti di catalogazione delle piante. “C’è un desiderio molto chiaro da parte della comunità di raggiungere un accordo sulle sequenze da utilizzare”, spiega Peter Hollingsworth, autore principale dell’articolo. “Fino ad oggi la mancanza di questo consenso è stata un ostacolo alla pubblicazione delle ricerche e all’approvazione delle richieste di finanziamento”, ha aggiunto David Schindel, segretario esecutivo del Cbol.
Le approvazioni arrivano anche da scienziati non coinvolti nello studio: Paul Herbert, ricercatore dell’Università di Guelph (Canada) che partecipa al progetto International Barcode of Life, ha dichiarato a Nature di ritenere definitivi i risultati del Cbol. (si.sol.)
Fonte: doi:10.1073/pnas.0905845106 (2009)





