La capacità di concentrazione diminuisce con gli anni, ecco perché

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via Pixabay

Cosa accade nel nostro cervello quando sentiamo il pianto disperato di un bambino o un rumore particolarmente forte, come lo scoppio di una bomba? L’esperienza ci insegna che nei momenti immediatamente successivi i meccanismi della concentrazione si focalizzano sugli stimoli più salienti, trascurando gli altri. Ma in alcune condizioni, e inevitabilmente con gli anni,  questa fulminea reazione può rallentare o incepparsi, come succede a chi è colpito dal morbo di Alzheimer.

Attenzione!

Quando ci troviamo in condizioni di stress o di forti emozioni, il nostro cervello aumenta la nostra reattività e capacità di concentrazione.  Accelera la frequenza del battito cardiaco, sale la pressione arteriosa, la pupilla si dilata e aumenta la sudorazione: tutte attività scatenate dalla norepinefrina, un ormone prodotto da un gruppo di cellule che si trova nel tronco encefalico, il locus coerulus (ceruleo), detto così per la sua tipica colorazione azzurra. Il rilascio della norepinefrina amplifica la risposta dei neuroni più eccitati e contemporaneamente sopprime quelli meno attivi, con un vantaggio sull’attenzione e la focalizzazione su ciò che riteniamo fondamentale in una determinata situazione.

La ruggine degli anni

Ma tale processo non si verifica in modo sempre immutabile con il passare degli anni: negli anziani questo circuito cerebrale funziona in modo meno efficace, e in condizioni di stress l’attività dei neuroni meno eccitati non viene soppressa: così non si verifica la selezione tra informazioni rilevanti e irrilevanti. In questo senso gli anziani si lasciano distrarre più facilmente. Questo fenomeno è stato ora indagato da uno studio condotto da Mara Mather dell’Università della California del Sud e pubblicato su Nature Human Behaviour.

Concentrazione alla prova sotto stress

I ricercatori hanno registrato l’attività di eccitazione fisiologica – misurando le dimensioni della pupilla – e l’attività neuronale con la risonanza magnetica funzionale (fMRI) in due gruppi di volontari, 28 giovani adulti e 24 più anziani. Ai due gruppi sono state mostrate delle coppie di fotografie – un edificio e un oggetto – in cui a volte un’immagine appariva nitida e l’altra meno. I partecipanti dovevano indicare quale immagine era più evidente. L’osservazione di un’immagine che rappresenta un luogo o una scena determina l’attivazione di una piccola regione del cervello, l’area paraippocampale dei luoghi (PPA),  e della rete neuronale fronto-parietale, la regione in cui vengono selezionate le informazioni alle quali bisogna porre più attenzione rispetto ad altre.

Per simulare le condizioni di stress, i partecipanti venivano avvisati con un campanello che, dopo l’osservazione delle immagini, avrebbero potuto ricevere una scossa elettrica: in effetti, quando i partecipanti sentivano il campanello manifestavano una maggior sudorazione e una maggior dilatazione della pupilla, indicando un alto livello di concentrazione.

Anziani troppo attenti a tutto

Osservando le scansioni cerebrali dei partecipanti, i ricercatori hanno scoperto che il circuito neuronale attivato dal rilascio della norepinefrina da parte del locus coeruleus risultava alterato nei soggetti più anziani. Nei volontari giovani, invece, quando si prevedeva la scossa, l’attenzione veniva focalizzata sull’immagine più chiara e definita, e i circuiti che collegavano il locus coeruleus, la regione PPA e la rete neuronale fronto-parietale, risultavano essere continui: tutti i centri venivano attivati in modo coordinato, in modo tale da ignorare le informazioni meno salienti. Negli anziani, quando suonava il campanello, la regione PPA risultava essere particolarmente attiva sia di fronte a un’immagine nitida che a una poco evidenziata, mentre la rete fronto-parietale mostrava un’attività minore rispetto ai giovani.

In condizioni di stress emotivo, concludono i ricercatori, i giovani diventano più selettivi e la loro capacità di ignorare le informazioni irrilevanti aumenta, perché il loro cervello amplifica gli stimoli salienti e sopprime quelli che lo sono meno. Negli anziani, invece, l’amplificazione degli stimoli rilevanti e di quelli irrilevanti, associata a una riduzione della connettività tra il locus coerulus e la zona fronto-parietale, determina uno stato di attenzione anche nei confronti degli stimoli non salienti, con un maggior livello di distrazione di questi soggetti.

Un precedente studio condotto dalla Mather aveva inoltre evidenziato che la funzione del locus coerulus si modifica sia nel corso dell’invecchiamento sia nella malattia di Alzheimer. Questi ultimi risultati appaiono dunque fondamentali anche per la ricerca della causa della malattia. “I primi segni di questa patologia sono evidenti nel locus coeruleus nella maggior parte delle persone all’età di 30 anni”, dice la ricercatrice. “Per questo è fondamentale capire meglio come cambia la funzione di questa area cerebrale con l’invecchiamento”.

Riferimenti: Nature Human Behaviour

Articolo prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara

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