Morbillo, cosa succede se le coperture vaccinali continuano a scendere

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Quanto costa il calo delle coperture vaccinali? Uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato su JAMA Pediatrics prova a rispondere alla domanda, mostrando come una riduzione del 5% nella vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (MMR) potrebbe triplicare il numero dei casi e incrementare di 2,1 milioni di dollari l’anno i costi sanitari. Una stima allarmante che deve far riflettere sulla pericolosità di una copertura vaccinale non ottimale, anche in paesi come l’Italia, alle prese con un’epidemia di morbillo: sono ormai oltre 3600 i casi segnalati dall’inizio dell’anno, 3 i decessi.

Il morbillo è una malattia infettiva molto contagiosa, e anche un piccolo calo nella copertura vaccinale può contribuire alla sua rapida diffusione – per l’immunità di gregge la copertura vaccinale dovrebbe essere del 95% – portando a epidemie più frequenti e più estese. Negli ultimi tempi è infatti cresciuta la preoccupazione – non solo negli Usa – verso questa malattia, complici proprio la riduzione delle vaccinazioni, ma anche la convinzione diffusa che il morbillo non sia più un problema di cui tener conto. E sebbene in tutti e 50 gli Stati americani la vaccinazione MMR sia richiesta per l’iscrizione a scuola, sussiste una certa disomogeneità: tutti gli stati prevedono esenzioni per ragioni mediche, in 3 stati i genitori possono rifiutare la vaccinazione per ragioni religiose, mentre in 18 Stati è possibile scegliere di non effettuare le vaccinazioni sulla base di convinzioni personali (qui una mappa che riassume la situazione).

La Stanford University School of Medicine e il Baylor College of Medicine hanno deciso di esplorare l’impatto che un calo nella copertura vaccinale MMR avrebbe sulla diffusione della malattia e sui costi per la sanità. La stima è stata fatta utilizzando un modello matematico basato sui dati – provenienti dai Centers for Diseases Control and Prevention – riguardanti la vaccinazione contro il morbillo e i tassi di infezione nei bambini tra i 2 e gli 11 anni di età. Il modello è stato poi validato simulando oltre 10,000 scenari diversi – come ad esempio ritardo o rifiuto della vaccinazione o contagio in seguito a viaggio all’estero – di diffusione della malattia all’interno del paese.

I risultati mostrano che sebbene il 93% dei bambini tra i 2 e gli 11 anni sia vaccinato contro il morbillo, la percentuale è comunque al di sotto della soglia ottimale e secondo gli esperti un calo anche solo del 5% potrebbe portare a un drammatico aumento dei casi di malattia (150 in più all’anno) e arrivare a gravare sulla spesa pubblica con 2,1 milioni di dollari in più. Una cifra che sarebbe ancora più alta se si tenesse conto anche di altre malattie infettive, così come di neonati, adolescenti e adulti non vaccinati. Infatti, i bambini dai 2 agli 11 anni rappresentano circa il 30% dei casi di morbillo negli Usa, il che significa che l’impatto dei tassi di vaccinazione in calo sarebbe significativamente maggiore se si considerassero tutte le fasce d’età.

Fino ad ora le politiche vaccinali Usa – nonostante dei punti “caldi” nel paese, in cui la copertura vaccinale è al di sotto del 93% – sono riuscite a mantenere sotto controllo la malattia, con un numero di casi annui che variano tra i 55 e 667 in tutte le fasce d’età. Tuttavia, sempre più stati negli ultimi anni stanno discutendo riguardo le esenzioni dalle vaccinazioni per motivazioni personali, un elemento critico ai fini di una buona copertura vaccinale. I ricercatori si augurano che i risultati emersi dallo studio possano essere presi in considerazione nel dibattito politico nazionale sulle vaccinazioni infantili, al fine di prevedere cosa potrebbe succedere se la copertura vaccinale continuasse a diminuire e agire di conseguenza.

Riferimento: JAMA Pediatrics

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