Corallo senza protezione

Le aree protette per la salvaguardia del corallo sono state create nel posto sbagliato. È la conclusione a cui è giunto Nick Graham, ricercatore presso la Scuola di scienze e tecnologie marine dell’Università di Newcastle, dopo aver analizzato i dati raccolti negli ultimi dieci anni dall’osservazione di 66 siti marini in diversi punti dell’Oceano Indiano. Le attuali collocazioni, infatti, sono state pensate negli anni Sessanta e Settanta, prima che il fenomeno del cambiamento climatico fosse all’ordine del giorno. Pertanto, conclude lo studio condotto anche grazie alla Wildlife Conservation Society di New York e pubblicato questa settimana dalla rivista scientifica online PLoS ONE, non preservano le barriere coralline dalle conseguenze dell’innalzamento della temperatura dovuto all’effetto serra, condannandole alla scomparsa nell’arco di pochi decenni.

La specie più a rischio è quella della madrepora (Acropora spp), presente in gran parte delle 120 isole delle Seychelles. A seguito dell’innalzamento della temperatura marina, i polipi del corallo rilasciano l’alga simbiotica che conferisce il caratteristico colore rossastro. L’espulsione dell’alga porta allo ‘sbiancamento’ del corallo, e questo lo rende più sensibile all’azione distruttiva del mare. Se la concentrazione delle alghe non torna a livelli normali entro breve tempo, il corallo si sgretola e muore.

Nel 1998, il fenomeno meteorologico del Niño causò un brusco surriscaldamento delle acque attorno alle Seychelles, e lo sbiancamento di più del 90 per cento delle barriere coralline. Il restante 10 per cento è oggi continuamente minacciato non solo dai sedimenti dei fondali, ma anche dall’impatto umano. Secondo gli scienziati, infatti, l’aumento della temperatura del mare è causato anche dall’inquinamento industriale e dalle emissioni degli autoveicoli.

“Non vogliamo rimuovere le zone protette già esistenti, ma possiamo studiare una ricollocazione, partendo dalle aree meno esposte all’impatto distruttivo dell’effetto serra, nelle quali i coralli sono riusciti a sopravvivere. Faremo il possibile per proteggere l’ecosistema anche dai danni provocati dall’uomo, dalla pesca selvaggia o dall’inquinamento. Solo così i coralli avranno qualche possibilità in più”, ha spiegato Graham. (g.a.c.)

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