Vacanze ai tempi di Covid, come e dove andare in sicurezza

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“Sì viaggiare… Evitando le buche più dure […]”, recita la celebre canzone di Lucio Battisti. Nell’era Covid-19 come possiamo evitare o almeno ridurre al massimo “le buche più dure”, ovvero il rischio di contrarre il nuovo coronavirus e sviluppare l’infezione Covid-19? E quali viaggi sono più sicuri? Ancora non tutti i paesi sono accessibili, ad esempio per quelli fuori dall’Europa si dovrà attendere il 1° luglio, ma si può già viaggiare nel nostro continente, seguendo le norme previste dai paesi verso cui ci spostiamo.

In assoluto non ci sono mete più sicure di altre: l’unico principio che deve guidarci è quello di evitare quanto più possibile posti dove potrebbero crearsi degli assembramenti, insieme all’adozione di tutte le altre regole di protezione per le persone non conviventi. Per quanto riguarda la scelta del mezzo di trasporto, i voli sembrerebbero essere associati a un maggior numero di occasioni di eventuale contagio. Senza dimenticare, però, che il potenziale pericolo non è solo negli spostamenti, ma anche durante la vacanza, negli incontri e nelle attività sociali. Ecco come minimizzare i rischi e godere di una pausa che, seppure diversa dalle altre, sia quanto più possibile serena.

Dove si può andare in Europa e fuori dall’Europa

Durante l’epidemia di Covid-19, a partire dal 16 marzo 2020 la Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri di applicare una restrizione coordinata dei viaggi non essenziali. Dal 3 giugno, però, vari stati europei hanno riaperto le frontiere ai turisti. Oltre a poter circolare liberamente in Italia, dunque, è già possibile riprendere a volare verso i paesi dell’area Schengen – in alcuni, come Austria, Spagna e Grecia, con qualche limitazione o regola in più, almeno per ora e fino al 30 giugno – anche senza un motivo urgente ma per ragioni di turismo. Per conoscere quali stati danno il via libera senza particolari norme e quali invece richiedono requisiti da verificare prima di partire, come aver fatto il test sierologico, è oggi disponibile il portale web Re-Open Eu dove, selezionando il paese di destinazione, si avranno tutte le informazioni necessarie per partire. La pagina contiene anche informazioni su servizi, come l’apertura di negozi non essenziali, le modalità con cui prendere i mezzi di trasporto locali, l’eventuale presenza di zone di lockdown e altre informazioni.

Per quanto riguarda i viaggi fuori dall’Unione europea (da e per il continente) l’11 giugno la Commissione ha invitato i paesi a prorogare le restrizioni dei viaggi, possibili per ora soltanto per ragioni essenziali, fino al 30 giugno 2020. Successivamente bisognerà vedere quali sono le regole di entrata e i criteri per gli spostamenti, che si baseranno sulle norme e sulle prove fornite da autorità internazionali come l’Oms. In particolare per ora ci si può spostare al di fuori dell’Ue solo per assoluta urgenza, ad esempio per motivi di salute documentabili; per spostamenti di lavoro nell’ambito di professioni definite come “essenziali”, consentiti ad esempio alle persone che sono impegnate nel settore dei trasporti, agli operatori sanitari e ai transfrontalieri; per rientro presso la propria casa per i cittadini Ue e non Ue che soggiornavano da lungo tempo in un altro paese.

Viaggi, come regolarsi in aereo

Quest’anno con la pandemia Covid-19 alcuni temono gli spostamenti, soprattutto quelli lunghi. Prendere l’aereo potrebbe essere associato a un elenco più lungo di rischi rispetto al caso in cui si decida di spostarsi in macchina. Fra questi, entrare in contatto con molte più persone a bordo dell’aereo (seppure con la mascherina) e in aeroporto, sostare a lungo anche a terra prima dell’imbarco, viaggi in alcuni casi complessivamente più lunghi.

Per quanto riguarda i voli europei, le autorità Easa (Agenzia europea per la sicurezza aerea) e Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) il 20 maggio hanno raccomandato – ma senza renderlo obbligatorio – un distanziamento di 1,5 metri fra i passeggeri, supportando la possibilità che un aereo voli in buona parte vuoto. Ma dal 15 giugno in Italia le regole sono cambiate, in base ad un allegato tecnico del Dpcm dell’11 giugno, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: le compagnie possono vendere tutti i posti, a patto che si rispettino alcune regole di protezione che riguardano il cambio delle mascherine e il rinnovo dell’aria a bordo. In particolare si legge che: “È consentito derogare al distanziamento interpersonale di un metro, a bordo degli aeromobili, nel caso in cui l’aria a bordo sia rinnovata ogni tre minuti, i flussi siano verticali e siano adottati i filtri Epe [anche noti come Hepa, di cui quasi tutte le compagnie sono dotate ndr], in quanto tali precauzioni consentono una elevatissima purificazione dell’aria, nonché in caso in cui siano adottati specifici protocolli di sicurezza sanitaria, prevedendo in particolare la misurazione della temperatura prima dell’accesso all’aeromobile e vietando la salita a bordo in caso di temperatura superiore a 37,5 °C”. Inoltre si può derogare qualora si riesca a “garantire la durata massima di utilizzo della mascherina chirurgica non superiore alle quattro ore, prevedendo la sostituzione per periodi superiori; siano disciplinate individualmente le salite e le discese dall’aeromobile e la collocazione al posto assegnato al fine di evitare contatti stretti tra i passeggeri nella fase di movimentazione”.

Ma anche mangiare e bere a bordo può diventare una sfida. Infatti, ci si abbassa la mascherina con le mani e il rischio è di toccarla oppure toccare occhi, naso o bocca: per questo è bene, prima di farlo, lavare le mani con una soluzione igienizzante a base di alcol. Inoltre, se anche i passeggeri vicini sono senza mascherina il rischio di un contatto potrebbe crescere. Se il volo è breve il consiglio potrebbe essere quello di attendere di arrivare a terra prima di mangiare. In ogni caso, se si sceglie di volare,si può chiedere alla compagnia, per essere più consapevoli degli eventuali rischi – e ridurre anche l’ansia del viaggio – se vende tutti i posti o meno e quali misure adotta a bordo.

Attenzione anche ai viaggi in auto

I vantaggi dell’automobile riguardano il fatto che se si guida si ha il controllo del mezzo, dai passeggeri a bordo alla pulizia delle superfici, e si viene in contatto con poche persone. Ma anche i passeggeri hanno meno rischi. Tuttavia l’attenzione deve comunque essere mantenuta alta: una sosta in autogrill, utilizzando il bagno o mangiando a ristorante, può essere un’occasione di incontro con altre persone. Anche dentro l’automobile bisogna peraltro rispettare alcune regole, stabilite dal governo e spiegate nelle faq, Se i passeggeri non sono conviventi (per i conviventi non ci sono queste limitazioni), tutti devono indossare la mascherina. In particolare, come si legge nelle faq del governo, il guidatore è seduto da solo davanti mentre dietro può trasportare 1 o 2 passeggeri (due solo se l’auto è da 5, ovvero c’è un posto in mezzo che ha la funzione di tenere a distanza le persone sedute dietro). Se c’è un passeggero solo deve comunque sedersi dietro dal lato opposto a quello di guida. Si può derogare all’obbligo della mascherina qualora si abbia montato un plexiglas che divide la parte anteriore dai sedili posteriori. Inoltre, se non conviventi non si può viaggiare in due in moto dato che non ci sarebbe la distanza di sicurezza. Inoltre anche per gli spostamenti una volta arrivati sul luogo valgono le regole – ricordate dal ministero della Salute in un’infografica – della distanza fisica e dell’uso delle mascherine, anche se paesi diversi possono avere regole leggermente diverse (le norme su Re-Open Eu).

Come scegliere una vacanza in sicurezza

I rischi di cui tenere conto non sono soltanto nei viaggi, come ricorda Roberto Cauda, direttore del Dipartimento di malattie infettive della Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli dell’università Cattolica del Sacro Cuore, ma anche nel soggiorno fuori. “Non ci sono mete più sicure o meno sicure di altre”, specifica Cauda, “tuttavia nella scelta della vacanza può aiutarci tenere bene a mente che anche durante l’estate sarà necessario mantenere il distanziamento fisico e probabilmente altre norme attualmente in uso, come l’uso delle mascherine”. Questo vale anche al mare e sulla spiaggia, luoghi che si pensa siano più soggetti al rischio di assembramenti rispetto a località montane o altre mete – nonostante l’adozione di tutte le norme per evitarli, come ingressi scaglionati dei bagnanti o con prenotazione.

Viaggi, un monitoraggio coordinato in tutta Europa

Se si opta per un viaggi in Europa è bene essere consapevoli dei rischi senza però un eccessiva ansia e allarmismo. “L’andamento dell’epidemia di Covid-19 è stato simile in molti paesi europei”, sottolinea Cauda. “I tempi e la crescita dei contagi sono stati in molti casi somiglianti, sia nella fase di picco sia durante la stabilizzazione dell’epidemia e successivamente anche nel calo dei che ha portato al progressivo allentamento dei lockdown. Oltre alle prove scientifiche e ai dati di cui disponiamo, queste somiglianze nelle tempistiche e nelle modalità supportano l’ipotesi che viaggiare in sicurezza in Europa, ovviamente con tutte le dovute cautele, sia possibile. Fermo restando che il rischio zero non esiste: anche in estate la probabilità di uno o più nuovi focolai epidemici, sia in Italia sia all’estero, è presente”. Prova ne è, ad esempio, il recente focolaio nel Lazio rintracciato presso l’Irccs San Raffaele Pisana di Roma scoperto nei giorni scorsi per cui si è attivato la ricerca e l’isolamento delle persone venute a contatto. “Per queste ragioni – aggiunge l’esperto – diventa quanto mai importante un monitoraggio a livello internazionale dei casi, con il tracciamento degli spostamenti di eventuali viaggiatori risultati positivi al Sars-Cov-2”. A questo scopo potrebbe essere utile anche l’uso delle app, come Immuni, che in molti casi potrà funzionare anche all’estero. Ma affinché sia efficace, ricordano gli esperti, devono scaricarla almeno il 60% degli italiani, e siamo ancora molto lontani da questa percentuale.

La stagione calda e il sole potrebbero essere d’aiuto

Se le spiagge potrebbero essere meno accessibili (o almeno solo su prenotazione,) allo stesso tempo il caldo e il mare non devono spaventarci a priori. “In generale nelle stagioni calde tendiamo ad ammalarci di meno”, spiega Cauda, “grazie alla presenza di ambienti ventilati ma anche delle temperature elevate”. Il freddo, infatti, al contrario del caldo, secca le mucose e può compromettere la clearance mucociliare – un sottile strato di muco che convoglia i patogeni nello stomaco, inattivandoli – il nostro primo meccanismo di difesa dai patogeni. Ma non è tutto: anche i raggi solari potrebbero combattere, in alcune situazioni, la diffusione il coronavirus. “Ci sono tre studi”, aggiunge Cauda, “che forniscono una prima prova di questo”. I primi due sono italiani e ancora non peer reviewed (ma disponibili in preprint su medrxiv qui e qui). I ricercatori hanno rilevato che la luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione Uv-c, è efficace nel neutralizzare il Sars-Cov-2 – e non è il primo, dato che era già noto il potere germicida di questa radiazione. Gli autori sono affiliati all’Istituto nazionale di astrofisica, all’università statale di Milano, all’Istituto nazionale dei tumori di Milano e all’Irccs Fondazione Don Gnocchi. Il terzo studio, pubblicato su The Journal of Infectious Disease, è una prova di laboratorio in cui campioni di Sars-Cov-2 nella saliva o nelle colture, esposti per alcuni minuti alla quantità di luce del sole, tipica del solstizio d’estate a una certa latitudine, viene inattivato.

L’ipotesi avanzata è che possa esserci un collegamento fra l’andamento dell’epidemia e la maggiore o minore efficacia del sole nel neutralizzare il virus durante l’estate. “Sebbene altri fattori possano avere influenzato l’attenuazione del contagio che si registra nel nostro paese da alcune settimane (distanziamento sociale, mutazione del virus, ecc.)”, scrivono gli autori dell’Inaf e degli altri enti italiani, “potrebbe essere istruttivo verificare nei mesi autunnali se una eventuale seconda ondata di contagi possa essere collegata alla minore efficacia del sole nel neutralizzare il virus e quindi capire se il ruolo della radiazione emessa dal Sole sia stato determinante per l’attenuazione dei contagi, o abbia avuto solo un ruolo coadiuvante, e in che misura”.

Le ricerche forniscono prime prove di un possibile legame fra raggi solari e virus ma non indicano in alcun modo che esporsi al sole potrebbe ridurre i rischi individuali. Anche l’Oms inserisce l’idea per cui la nostra esposizione al sole aiuti a combattere Covid-19 fra i più comuni miti da smascherare. “Non sono dati che trovano applicazione per il singolo e l’abbronzatura non è in alcun modo una garanzia di non prendere l’infezione”, chiarisce Cauda, ricordando che l’infezione si trasmette per via aerea da persona a persona o per contatto delle mani con le mucose e che il virus non staziona sulla pelle eventualmente esposta al sole. “Gli studi indicano semplicemente che alcune aree geografiche baciate dal sole, in particolare nell’emisfero nord durante questa stagione, potrebbero ricevere i benefici dell’azione dei raggi ultravioletti nel combattere la persistenza del virus”.

Via Wired.it

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