Cosa significa essere umani?

In questa sua opera lo svedese Björn Larsson, docente di letteratura francese a Lund e noto scrittore, si propone di rispondere a tre importanti interrogativi: in che cosa consiste l’umanità dell’uomo, che cosa significa essere umani e che cosa l’umanità dovrebbe significare. Si tratta, insomma, di una ricerca del valore astratto che ognuno, scorporato dalle sue umane debolezze, dovrebbe possedere al più alto livello: una sorta di quintessenza del suo essere umano. Sono in evidenza, ovviamente, le qualità positive che si dovrebbero sviluppare per “essere umani”. Eppure non si capisce perché quelle negative (che pure spesso sono evidenti) non possano essere ritenute parte della normale “umanità” della nostra specie. Anche la domanda sul significato appare problematica: per chi l’essere umano o l’umanità dovrebbero significare qualcosa? Chi stabilisce, o come si stabilisce, il significato dell’essere umano?

Cosa dice la biologia

Secondo l‘autore, le conoscenze acquisite nel tempo sul mondo, sulla propria biologia e su se stessi sono essenzialmente riduzioniste, e non sono in grado di rispondere alle domande esistenziali: nessuna scienza indaga sul potenziale umano, garantisce il libero arbitrio o consente di assumere la piena responsabilità della propria esistenza. L’analisi delle diverse discipline mostra chiaramente i loro limiti, e Larsson vede nel determinismo scientifico proprio l’antitesi alla libertà che dovrebbe essere caratteristica dell’essere umano. Spesso però analisi e conclusioni sono piuttosto superficiali e non considerano le specificità dei campi di ricerca. Per esempio in biologia l’ipotesi che l’uomo sia completamente determinato dalla propria genetica è piuttosto obsoleta; è vero che la fisica dichiara la sua ambizione a conoscere il tutto, ma la sua indagine non verte sul significato dell’essere umano. Questo problema non viene affrontato dalle discipline scientifiche, che si occupano d’altro, né da quelle umanistiche che, nonostante il nome e i propositi dichiarati, non si interessano a problemi globali relativi all’essere umani. 

La rivoluzione del linguaggio

Per spiegare l’essere uomo, l’autore si rivolge a cercarne le origini. Nel tempo della sua storia biologica e culturale, l’Homo sapiens è diventato Homo sapiens sapiens: archeologi, antropologi ed evoluzionisti (come Tomasello, Tattersall, De Salle…) cercano di spiegare i miracoli cognitivi dell’ominazione, legati inevitabilmente all’uso del linguaggio, poiché l’elemento che spiega l’avvento della coscienza simbolica è proprio l’uso condiviso della parola. Il passo determinante e rivoluzionario è stato compiuto quando si è capito che una qualunque cosa poteva “stare per” altro, cioè ri-presentare un’altra cosa, attivando processi di rappresentazione simbolica arbitraria e la possibilità di condividere esperienze attraverso la comunicazione.

Difendere la propria umanità

Negli ultimi capitoli del suo libro, pur ammettendo che ogni umano è comunque impegnato nella propria sopravvivenza e nella ricerca del proprio benessere, Larsson introduce il concetto di potenziale di umanità, insito in ciascuno, e che può essere difeso professando otto principi fondamentali di cui solo una parte viene riconosciuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Tra i vari diritti proposti, oltre quelli che riguardano l’istruzione, la libertà di scegliersi una famiglia, e quella di spostarsi nei vari paesi, è anche considerata quella di scegliere se, quando e per quale scopo e nel nome di chi esporsi al rischio di perdere la vita. Quest’ultimo principio di base è stato sostenuto in prima persona dall’autore, che più volte ha rifiutato di fare il servizio militare, sopportandone le conseguenze.

Ferocia e generosità

Nelle conclusioni, sempre alla ricerca del senso della nostra esistenza come esseri umani, viene sviluppata l’idea che debba esistere uno scopo superiore o un motivo più profondo alla base del fatto che esistiamo. Il significato esiste solo se viene condiviso, e alla domanda iniziale su che cosa l’umanità dovrebbe significare – dice Larsson – nessuno può rispondere da solo. L’invito, ovviamente quello di cercare di fare qualcosa per promuovere il benessere della specie umana, nasce dal tragico pensiero che l’unico barlume di coscienza apparso nell’Universo possa spegnersi per sempre. Ma nel mondo in cui stiamo realmente vivendo, ancora una volta l’utopia non riesce a fare i conti con la realtà, e potrebbe anche darsi che l’umanità dell’uomo non sia altro che quella che vediamo manifestarsi ogni giorno, nelle circostanze della vita, nella sua ferocia e nella sua generosità.

Foto di Amanda Dalbjörn su Unsplash