Un metodo per datare con precisione le tappe dell’evoluzione delle specie animali in assenza di reperti fossili è stato dall’équipe di Emmanuel Douzery, ricercatore dell’università francese di Montpellier. La definizione del momento in cui, durante l’evoluzione di una data specie sia avvenuta la divisione in due rami diversi non è un compito semplice. Per le specie più recenti o per le più grandi la direzione può essere indicata dai fossili, datando, con il metodo del Carbonio-14, gli stessi reperti o le pietre che circondano il sito archeologico. Da decenni, in assenza di prove materiali, viene usato il metodo del cosiddetto “orologio molecolare” che si basa sulla teoria secondo la quale le specie viventi mutano il loro Dna mantenendo un ritmo costante nel tempo. Dovrebbe, quindi, essere possibile descrivere i rami di un albero genealogico basandosi sulle differenze genetiche tra due specie attuali per risalire al momento in cui è avvenuta la divisione. Questo però non sempre avviene. Il ritmo di mutazione calcolato per i vertebrati, per esempio, non consente di ottenere risultati validi se applicato ad altre specie. Inoltre non è stato chiarito quanto il ritmo di mutazione sia costante nel tempo. Douzery e il suo team ha ora creato un nuovo modello di calcolo, più versatile rispetto al tradizionale, che consente di introdurre costanti di variazione diverse all’interna della stessa specie. I ricercatori hanno studiato più di cento proteine isolate da 36 specie. D’ora in avanti sarà possibile che un’antica specie venga inserita nel nuovo albero genealogico prima che ne siano ritrovate le tracce fossili. Secondo Douzery la possibilità è reale perché, presumibilmente, i fossili si sono formati in un tempo successivo alla comparsa della specie. (g.ca.)





