Anche i DNA antichi raccontano le diseguaglianze

DNA
(Foto: lisichik da Pixabay)

Già dalla metà del secolo scorso il grande genetista Luca Cavalli-Sforza pensava che decifrare l’attuale struttura genetica delle popolazioni potesse far comprendere alcuni grandi eventi avvenuti nel loro passato. Le ricerche genetiche attuali confermano questa ipotesi e gettano luce sulle antiche migrazioni individuando, ad esempio, le lontane popolazioni da cui discendono coloro che vivono oggi in un dato luogo e modificando così le tradizionali interpretazioni del loro passato storico. Allo stesso modo un tesoro prezioso è rappresentato dallo studio dei DNA antichi.

DNA antichi, antichi patrimoni

Le nuove conoscenze scientifiche si allontanano a una velocità sempre più vertiginosa sia dalle conoscenze precedenti sia da quelle di senso comune, e suggeriscono nuove visioni del mondo fondate su nuove interpretazioni di eventi che si sono verificati in altri tempi e in altri spazi. Oggi si ha disposizione una raffinata tecnologia che dà la possibilità di accedere alle informazioni contenute nei DNA antichi, patrimonio di individui vissuti migliaia di anni fa. Questo ha consentito inizialmente di conoscere l’intero genoma di neandertaliani e denisoviani, ma oggi si dispone di un gran numero di genomi completi (genome-wide) ottenuti da popolazioni antiche, provenienti da ritrovamenti effettuati in ogni parte del mondo. I nuovi metodi, infatti, permettono di analizzare velocemente centinaia di campioni dando ai ricercatori la possibilità di ricostruire le trasformazioni delle popolazioni nei dettagli, seguendo i loro spostamenti nelle diaspore attraverso i continenti. I risultati delle ricerche hanno potuto mettere in dubbio opinioni ben radicate in campo archeologico, storico, antropologico e persino linguistico, scoprendo tracce di mescolanze di popolazioni estremamente differenziate, e diverse da quelle attuali.

dna antichi

David Reich

Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità

Raffaello Cortina Editore, 2019

pp. 405, € 29,00

Il libro di David Reich, pioniere nello studio dei DNA antichi

David Reich, un pioniere nella decifrazione dei DNA antichi, suppone che modificazioni genetiche evolutivamente significative potrebbero essere avvenute 50.000 anni fa differenziando i sapiens dai neanderthal, pur senza aspettarsi che una troppo semplice spiegazione molecolare possa essere causa del comportamento umano moderno. Le antiche mescolanze di popolazioni possono invece essere documentate e interpretate con criteri statisticamente validi. Sono particolarmente interessanti le ipotesi sull’esistenza di “popolazioni fantasma” di cui non sempre si ritrovano tracce e documentazioni concrete ma che devono essere ipotizzate per spiegare i risultati dei test genetici effettuati. Per esempio, l’esistenza di una presunta popolazione di Antichi Eurasiatici del Nord riesce a spiegare circa un terzo delle caratteristiche genetiche dei nativi americani che devono il loro restante genoma agli est-asiatici.

L’intreccio delle mescolanze porta a capire che non c’è mai stata una singola popolazione a fare da tronco nel passato dell’umanità. Per esempio, fu una migrazione dal Medio oriente, circa 9000 anni fa, che portò nelle attuali Francia e Spagna gli agricoltori che si mescolarono con i locali cacciatori e raccoglitori, mentre quasi contemporaneamente gli agricoltori iranici si integrarono nelle culture dei cacciatori e raccoglitori del sud dell’India.

Il problema delle differenze genetiche umane

Sulla base delle ricche e complesse informazioni date nelle prime due parti del volume, Reich espone, nella terza parte, delle considerazioni che andrebbero considerate senza pregiudizi e preconcetti. Affrontando il problema delle differenze genetiche umane è fin troppo facile sfiorare o affrontare aspetti che potrebbero indurre a considerazioni “razziste”. Negare la possibile esistenza di concrete differenze biologiche tra popolazioni, sostiene Reich, è una posizione indifendibile: gli sudi sul genoma testimoniano la variabilità genetica umana e, come ha scritto Richard Lewontin, c’è molta più variazione all’interno di una stessa popolazione che tra popolazioni distanti. Inoltre, le caratteristiche di ogni popolazione possono essere influenzate da molte o da poche mutazioni genetiche sempre soggette al vaglio della selezione naturale: vale la pena riconoscere, allora, che le differenze biologiche influenzano il comportamento in modi assai più complessi di quelli che possiamo semplicisticamente immaginare. Alcuni esempi sono particolarmente significativi: se tutti i gruppi viventi sono il risultato di migrazioni di massa che hanno portato a continue mescolanze di popolazioni, nessuna di queste potrà mai essere definita “pura”.

Il DNA antico come specchio di fenomeni sociali

Le analisi sui DNA possono fare luce anche su una varietà di fenomeni sociali. Per esempio, nella Carolina del Sud il confronto tra i dati raccolti dall’analisi del DNA mitocondriale, a trasmissione esclusivamente materna, e dall’analisi dei cromosomi Y, a trasmissione paterna, sono spesso assai differenti per quanto riguarda la frequenza statistica tra afroamericani ed europei. In queste popolazioni la grande maggioranza di geni europei ha origine maschile e questo è un importante indizio della disuguaglianza sociale per cui un maschio europeo poteva diffondere il suo patrimonio genetico in coppie composte da maschi liberi e donne schiave. Se il 38% di geni europei sono maschili e il 10% è femminile, si capisce che il contributo dei maschi europei sia stato circa il quadruplo di quello femminile, e ciò probabilmente è dovuto a ragioni di dominio sociale ed economico di genere. Anche in Mongolia, ai tempi di Gengis Khan il cromosoma Y di un solo maschio (probabilmente proprio quello del grande conquistatore) ha potuto diffondersi per un migliaio di anni in una quantità di discendenti, lasciando facilmente immaginare il potere e l’autorità del “donatore” del cromosoma. Analogamente in Irlanda è diffuso nella popolazione un cromosoma Y presumibilmente appartenuto a un potente signore vissuto 1500 anni fa.

Quasi in parallelo alla esplorazione dei genomi, Reich racconta delle diffusioni e commistioni linguistiche e culturali: le tradizioni si perdono sostituite da quelle acquisite dai popoli che sopraggiungono da paesi lontani, le parole portano nelle etimologie le tracce della loro storia così come i genomi portano nelle loro strutture molecolari le tracce delle popolazioni da cui sono state ereditate. Nel volume schemi e mappe illustrano i tempi e i luoghi delle migrazioni, visualizzando graficamente le origini, i percorsi e le sovrapposizioni dei popoli e delle loro culture nel tempo. Le ultime due pagine del volume sintetizzano il testo indicando le 30 principali mescolanze di popolazione, i luoghi e i tempi in cui si sono verificate.

Credits immagine di copertina: lisichik da Pixabay