Una pillola che fa la diagnosi e subito dopo fornisce la terapia, grazie a un piccolo sistema elettronico composto da un microchip, dei sensori e una micropompa. Il tutto contenuto nello spazio di 400 micrometri quadrati, quasi l’equivalente dell’area occupata da una decina di cellule ematiche. Si chiama iPill (Intelligent Pill), è stata sviluppata da un gruppo canadese di ingegneri, guidati da Wael Badawy dell’Università di Calgary, e potrebbe costituire un importante miglioramento per le terapie farmacologiche di Aids e diabete. I sensori, realizzati in ossido di silicio, sono in grado di monitorare alcuni fattori, come la temperatura corporea o il livello del Ph, sulla base dei quali viene poi stabilita la quantità di farmaco da rilasciare nell’organismo. “L’iPill permetterà ai pazienti di mantenere reni e fegato più sani, evitando dannosi sovradosaggi”, sottolinea Badawy. E dovrebbe rivelarsi molto utile nel caso di malattie, come il cancro e l’Aids, che vengono trattati con cocktail di farmaci a intervalli regolari. “Invece di assumere molte pillole diverse in momenti successivi”, continua Badawy, “basterà regolare il timer dell’iPill in modo che l’erogazione dei vari tipi di farmaci avvenga nel momento giusto”. I problemi da affrontare rimangono gli alti costi e la limitata quantità di farmaco (un millimetro circa) che il dispositivo può trasportare.(m.mo.)





