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Effetto placebo per neuroni

Per la prima volta un’équipe italiana ha osservato, in pazienti affetti da morbo di Parkinson, l’azione dell’effetto placebo a livello di singole cellule cerebrali. La ricerca è stata pubblicata su Nature Neuroscience. Nella malattia di Parkinson si ha diminuzione dei livelli del neurotrasmettitore dopamina, che normalmente esercita un’azione “calmante” su un gruppo di cellule costituenti il cosiddetto nucleo subtalamico. La conseguente ipereccitazione del nucleo determina a sua volta la comparsa di sintomi quali rigidità, tremori e lentezza nei movimenti, che vengono infatti trattati con sostanze che “copiano” l’azione della dopamina, come la L-Dopa e l’apomorfina. Secondo quanto riportato su Nature neuroscience da Fabrizio Benedetti e collaboratori dell’Università di Torino, sembra tuttavia che anche una semplice soluzione salina possa bloccare l’ipereccitazione. L’équipe di Benedetti ha impiantato chirurgicamente, in nuclei subtalamici di pazienti “pre-condizionati” con apomorfina, elettrodi dotati di sensori per l’eccitazione neuronale. Il monitoraggio eseguito dopo somministrazione del placebo ha rilevato sui neuroni un effetto calmante, proprio come accade con la dopamina. Secondo Benedetti, due sono le spiegazioni possibili del fenomeno: gli effetti fisiologici potrebbero essere stimolati dall’aspettativa che i pazienti hanno di ricevere un beneficio (ipotesi cognitiva) o da tutto il contesto intorno alla terapia (ipotesi di condizionamento). Il gruppo di Benedetti è ora impegnato a vedere se le cellule nervose reagiscono al placebo anche in assenza di un precedente condizionamento con il farmaco. (va.m.)

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