Il gatto selvatico è tornato, chi lo ha visto?

gatto selvatico
(Foto: Alberto Pastorelli)

Non si vede, eppure c’è. Vive nei boschi, solitario ed elusivo, fantomatico anche per i ricercatori più esperti. E’ il gatto selvatico europeo (Felis silvestris), il gatto dei boschi, lontano cugino del gatto domestico, che dopo anni di declino ha cominciato a riapparire, inatteso, negli scatti delle fototrappole disseminate dai ricercatori per monitorare lupi e altre specie. L’organizzazione svizzera Pro Natura l’ha anche eletto Animale dell’anno 2020 per festeggiare la ripresa della specie nel territorio svizzero dopo un drastico calo legato alle attività di caccia per la morbida pelliccia. Ma il 2020 è anche l’anno di un progetto europeo LIFE, SWAforLIFE, il cui obiettivo è quello di studiare e salvaguardare la popolazione scozzese di gatto selvatico europeo, minacciata gravemente dall’ibridazione con il “cugino”, il gatto domestico (Felis catus).

Anche in Italia il piccolo felino selvatico fa parlare di sé. Dal 2018 gli avvistamenti sono sempre più comuni nel bellunese e lo scorso dicembre alcuni esemplari sono stati osservati in Liguria, in zone dove prima non era stato mai avvistato. Incontri che hanno sorpreso ricercatori e fotografi intenti a cercare lupi e daini con le loro fototrappole.

Un felino schivo e silenzioso

“Il gatto selvatico europeo è una specie poco conosciuta dal grande pubblico, probabilmente anche a causa del fatto che è molto difficile incontrarlo in natura. La domanda più frequente che mi viene rivolta è: ma esiste davvero?”, ci confida Andrea Sforzi, direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma, in questi giorni a Spoleto per un convegno che fa il punto sul gatto selvatico europeo in Italia, conoscenze attuali e prospettive future, con la partecipazione di esperti delle più importanti istituzioni nazionali e internazionali. E si parlerà anche di citizen science, per coinvolgere quanti più cittadini nella raccolta di dati sulla presenza della specie in Italia. Una creatura estremamente elusiva di cui sappiamo tanto, ma ancora poco. Chi è infatti il gatto selvatico europeo?

In Italia, il gatto selvatico è diffuso praticamente su tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia al Friuli. Ma non sappiamo quanti siano gli esemplari della specie. “Avvistare i gatti selvatici europei è difficilissimo. Io stesso, che lo studio da anni, l’ho visto pochissime volte – ci spiega Marco Catello del Progetto Lince Italia – Per questo, stimare la densità delle popolazioni di gatto selvatico è molto difficile e non si hanno numeri precisi degli individui presenti nel territorio italiano. I nostri studi ci portano però a pensare che la popolazione sia in crescita, soprattutto nel Nord-est e nell’Appennino settentrionale, e che si possa parlare di qualche migliaia di individui diffusi su tutto il territorio nazionale”.

Il gatto selvatico in Europa

Presente in diversi aree del vecchio continente, la popolazione di questa specie si può suddividere in cinque metapopolazioni (popolazioni più piccole e geneticamente simili tra loro). In Germania, per esempio, continua il ricercatore, un recente studio ha stimato una popolazione di 5000-7000 individui. “Di queste cinque metapopolazioni – continua Catello – due sono presenti sul territorio italiano: la popolazione appenninico-siciliana e quella del Nord Italia che ha derivazione balcanica e viene quindi associata a quella presente nei territori dell’Est Europa. Forse esemplari provenienti dalla metapopolazione francese sono presenti in Liguria e Piemonte. Le altre due popolazioni sono quella iberica e quella tedesca della bassa Sassonia. La popolazione scozzese invece non è più considerata geneticamente pura dato che gli ibridi con il gatto domestico hanno suoperato livelli di oltre il 90%”.

Come si riconosce un gatto selvatico? Dalla coda

Nonostante la somiglianza, il gatto selvatico europeo può essere considerato un lontano cugino dei gatti domestici che, come ci spiega Catello, derivano da popolazioni di gatto selvatico nordafricano. “A livello fisico importanti caratteri diagnostici sono quattro strie nere nella zona occipitale-cervicale, due strie nere nella zona scapolare e una stretta banda dorsale che raggiunge la radice della coda senza mai superarla. Ma l’elemento che più contraddistingue il gatto selvatico europeo è la sua coda che viene chiamata clavata e ha un apice nero preceduto da anelli neri concentrici”.

La dieta, il segreto del fascino maschile

Pur schivo e solitario, il gatto selvatico europeo però non disdegna la compagnia nel periodo di accoppiamento. “I maschi hanno un territorio medio di 8 km nel quale si trovano due-tre femmine che hanno un territorio più piccolo, di circa 3 km”, continua Catello. “Nel periodo di estro, il maschio entra nelle aree occupate dalle femmine e cerca di attrarle per accoppiarsi con loro”. La “messaggistica” è odorosa: all’inizio del periodo riproduttive, le femmine attirano i maschi nel proprio areale grazie ai feromoni. A questo punto, i maschi marcano il territorio con l’urina per attrarre a loro volta le femmine e accoppiarsi. “Diversi studi”, va avanti Catello, “hanno dimostrato che a identificare un maschio come valido partner è l’odore penetrante della sua urina. Il caratteristico odore è dato dalla felinina, una sostanza che può essere prodotta a partire o dalla cisteina o dalla metionina, due amminoacidi. Questi non sono sintetizzati dal felino, ma assunti con la dieta. Più il maschio si alimenta bene, più la sua urina avrà un odore penetrante. E una buona alimentazione lo rende un buon partito perché dimostra che è un individuo sano che riesce a cacciare bene”. I piccoli nascono tra la fine aprile e i primi di maggio e restano con la madre per 5-6 mesi. Poi, se non predati da lupi, cani e rapaci o vittime di incidenti, si allontanano per iniziare una vita solitaria, conclude il ricercatore.

(Foto: R. Deon e G. De Dona, esemplare adulto di Gatto selvatico europeo Felis silvestris silvestris in provincia di Belluno)

Citizen science per il gatto selvatico

Il gatto selvatico europeo è un felino poco conosciuto al grande pubblico. Ma i ricercatori stanno puntando a un cambio di rotta. Al convegno di Spoleto verrà infatti presentato un progetto di citizen science nato dalla collaborazione tra il Museo di storia Naturale della Maremma e il network nazionale della biodiversità gestito da ISPRA per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. “L’idea di fondo nasce dall’esigenza di mettere assieme i dati storici raccolti da ricercatori sul territorio nazionale e i dati recenti e futuri, raccolti sia da ricercatori sia da cittadini mediante foto di individui vittima di traffico stradale o immagini e video da fototrappole – riprende Sforzi – Ogni segnalazione sarà verificata e classificata da un esperto”.

I cittadini saranno quindi coinvolti in prima linea e questo, oltre alla raccolta dati, permetterà di avvicinarli a una specie per ora così misteriosa. “Il progetto sarà raggiungibile dal portale del Museo di Storia Naturale della Maremma, nella sezione partecipa“, conclude Sforzi.

1 commento

  1. Visto circa 3 anni fa tra i monti che collegano Amatrice a Poggio Cancelli cioè tra Lazio e Abruzzo. Un momento che rimarrà impresso nella mia mente per sempre.

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