Le donne africane infette da Hiv potrebbero finalmente allattare i propri figli senza correre il rischio di trasmettergli il virus. È il risultato dello studio Stopping infection from mother-to-child via breastfeeding in Africa (Simba), coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss). I bambini, pur continuando a bere il latte della mamma, eviterebbero il contagio grazie a una profilassi con due farmaci antiretrovirali, neviparina e lamivudina, somministrati durante i primi sei mesi di vita. “Finora i regimi antiretrovirali brevi”, afferma Stefano Vella, ricercatore dell’Iss, “hanno notevolmente ridotto la trasmissione perinatale dell’Hiv. Ma questo importante risultato viene spesso vanificato dalla successiva trasmissione del virus attraverso l’allattamento materno”. Si è visto infatti che, somministrando queste terapie, solo il sette per cento dei bambini risulta infetto a sei settimane di vita, a fronte di un tasso del 20 per cento in assenza di cure. Tuttavia, il numero dei bimbi contagiati a un anno e mezzo d’età sale drasticamente al 21 per cento, a causa proprio del passaggio del virus dal latte materno. Grazie alla profilassi con nevirapina o lamivudina, appena l’uno per cento dei bambini contrae la malattia durante l’allattamento, riducendosi in tal modo del 15 per cento il rischio di un’infezione postnatale con il latte delle mamme. “Si tratta di un importante risultato”, continua Vella, “soprattutto per i paesi in via di sviluppo, dove l’allattamento artificiale è un’alternativa difficilmente proponibile”. Ma anche di una notizia incoraggiante alla vigilia della giornata mondiale (1° dicembre) per la lotta contro l’Aids: un appuntamento che registra il più pesante bilancio annuale dalla comparsa dell’epidemia. Ancora più importante diventa quindi informare correttamente. Proprio questo l’obiettivo di “Hiv/Aids: + risposte – dubbi”, un opuscolo realizzato per le scuole dalla Lega italiana per la lotta contro l’Aids (Lila) assieme al circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” e la Cgil Roma e Lazio. L’iniziativa nasce come risposta al libretto presentato un anno fa dai ministeri della Pubblica Istruzione e della Salute, da più parti considerato scorretto e lacunoso, a partire dallo scarso rilievo dato all’uso del preservativo. (r.m.)





