I ricami della lava su Marte

Spirali e poligoni. La crosta di Marte messa a fuoco dalla sonda della Nasa Mars Reconnaissance Orbiter è apparsa costellata di glifi: uno spettacolare ricamo che si deve alla lava che scorreva in un passato lontano. La zona che appare nelle nuove immagini ad alta risoluzione è la Valle di Athabasca, nell’equatore, e offre non solo il panorama di un suolo sconnesso e disseminato di spirali, ma anche un archivio di processi geologici marziani comparabili ad analoghi – e tangibili – processi geologici terrestri. 

Le linee della valle di Athabasca sono chiacchierate da oltre un decennio. C’è chi le ritiene forme glaciali lasciate dal ghiaccio, chi invece particolari espressioni dell’ attività vulcanicaAndrew Ryan e Philip Christensen dell’ Arizona State University, autori del nuovo in uno studio pubblicato su Science, propendono più per la seconda ipotesi. 

Non c’è da stupirsi se di fronte alle linee di Athabasca siano state proposte ipotesi inconciliabili: lava eghiaccio, infatti, fluiscono con modalità simili e possono modellare il suolo con lo stesso stile. La fratturazione di un terreno in vari poligoni è generalmente dovuta alle oscillazioni di volume indotte dalla temperatura. Tali escursioni avvengono sia in climi periglaciali (dove l’acqua del suolo attraversa cicli di gelo e disgelo), sia in ambienti vulcanici (con la solidificazione – e quindi la contrazione – di lave stagnanti). Ecco perché tanto alle Hawaii che in Siberia potrebbe capitare di passeggiare su superfici piastrellate di esagoni e di altre forme geometriche. 

Non potendo avvalersi dei poligoni come elemento discriminante, i ricercatori statunitensi hanno spostato l’attenzione sui motivi a spirale, identificati ben 269 volte negli scatti ad alta risoluzione. Si tratta di solchia gorgo, larghi fino a 30 metri e somiglianti agli avvolgimenti di alcune conchiglie. Questi pattern non sono sconosciuti sulla Terra, anzi abbondano là dove lave fluide si raccolgono in bacini dalle sponde in movimento. Con tutta probabilità, queste condizioni erano presenti su Marte circa 200 milioni di anni fa, quando ingenti risalite di magma profondo smembravano la crosta in grosse placche mobili (la foto mostra chiaramente una fase incompleta di questo processo). Galleggiando come zattere, due placche in deriva possono deformare il fiume di lava che le separa in riccioli, che possono poi conservarsi nella fase di solidificazione. Il fuoco, e non il ghiaccio, ha dunque scolpito la superficie di Marte.

via wired.it 

Credit immagine: NASA/JPL/University of Arizona

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