I sonar che uccidono le balene

Cinque balene morte in sette giorni. Altre quindici spiaggiate dall’inizio dell’anno. Sono i numeri della strage che sta avvenendo sulle coste delle Canarie e che, secondo il Partito verde canario (Pvc), sarebbe dovuta ai sonar della marina militare degli Stati Uniti, impegnata in operazioni al largo della costa africana. Ad accreditare la tesi è soprattutto il fatto che tutti i cetacei morti non sono risultati malati. Le Canarie sono uno dei punti di transito più importanti al mondo per le balene e intorno all’arcipelago risiedono anche numerosi cetacei stanziali. Eppure, nonostante sia da tempo in atto una moratoria dell’Unione Europea sull’uso dei sonar nelle acque europee e l’area intorno alle Canarie sia stata dichiarata “Zona particolarmente sensibile” dall’Organizzazione marittima internazionale, gli ecologisti hanno dovuto più volte denunciare le stragi dei mammiferi. Dal 2003 ad oggi ne sarebbero morte centinaia. “Non sappiamo cosa accade in mare aperto”, ha detto Rafael Rodriguez, portavoce del Pcv. “Ma gli studi dell’Università di Las Palmas hanno accertato che i sonar attivi utilizzati nelle manovre militari producono shock, danni irreversibili e la morte dei cetacei”. Il Pvc ha ora chiesto al ministro degli esteri spagnolo di accertare eventuali responsabilità di paesi terzi nella morte dei cetacei, che arrivano in fin di vita alla costa dopo essere entrati in contatto con le frequenze dei sonar o di apparecchiature per le ricerche petrolifere sottomarine. (r.p.)

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