Ictus, terapia a vibrazioni

Un nuovo protocollo riabilitativo è stato messo a punto dai ricercatori dell'Università Cattolica e dell'Irccs Santa Lucia di Roma. Risultati positivi per il 30 per cento dei pazienti

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Una nuova metodica, sicura e non invasiva, potrebbe consentire il recupero motorio in persone colpite da ictus, anche a distanza di tempo. Secondo uno studio italiano illustrato su Neurorehabilitation and Neural Repair, una opportuna vibrazione muscolare – combinata con le procedure riabilitative tradizionali – sarebbe in grado di indurre miglioramenti persistenti nei movimenti del braccio e della mano. Il merito dell’innovativa applicazione è del lavoro congiunto dei ricercatori dell’Irccs Fondazione Santa Lucia e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Gli studiosi del Laboratorio di Neurologia Clinica e Comportamentale della Fondazione, coordinati da Carlo Caltagirone, hanno preso in esame 30 pazienti di circa 65 anni, colpiti da ictus da almeno 12 mesi. Tutti i volontari presentavano difficoltà motorie in una parte laterale del corpo (emiparesi) e un grado variabile di spasticità (da lieve a marcato) del braccio, cioè un notevole aumento del tono muscolare a riposo che rendeva impossibile svolgere anche le più comuni attività quotidiane. Seguendo un protocollo messo a punto da Guido Maria Filippi dell’Università Cattolica di Roma, i ricercatori hanno stimolato una leggera vibrazione sui muscoli interessati, tramite un piccolo applicatore. Ogni trattamento, della durata di dieci minuti, veniva effettuato tre volte al giorno, a distanza di un minuto l’uno dall’altro, per tre giorni consecutivi. 

Prima della stimolazione e due settimane dopo, i ricercatori hanno studiato le aree della corteccia cerebrale coinvolte nella risposta motoria attraverso la stimolazione magnetica transcranica (TMS): hanno così potuto verificare che la vibrazione è in grado di riattivare le aree del cervello precedentemente danneggiate dall’ictus. Gli studiosi hanno inoltre registrato una importante riduzione dell’aumento del tono dei muscoli spastici e un conseguente recupero motorio di circa il 30 per cento. I risultati – come spiegano i ricercatori – lasciano intravedere progressi incoraggianti nel miglioramento della qualità della vita in pazienti finora considerati cronici.

Riferimenti: Neurorehabilitation and Neural Repair doi:10.1177/1545968310376757


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