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Il minimo necessario alla vita

Il numero di geni necessari alla vita potrebbe essere doppio rispetto a quello finora ipotizzato. Lo afferma su Nature un gruppo internazionale di ricercatori, guidato da Laurence Hurst del Dipartimento di biologia e biochimica della University of Bath (Gb), che contesta il metodo finora utilizzato sui batteri (tra le più semplici forme di vita) per identificare il genoma minimo, cioè il più piccolo numero di geni sufficiente alla sopravvivenza. Lo studio viene solitamente condotto rimuovendo successivamente tratti di Dna dal batterio. In questa operazione chiamata “knocking-out”, si cerca di stabilire quali geni sono assolutamente necessari e quali no. Secondo i ricercatori dello studio, tuttavia, il metodo dello knocking-out elimina dal conteggio molti dei geni indispensabili, a causa della possibilità di ogni organismo di arrivare allo stesso prodotto attraverso vie metaboliche diverse. Gli scienziati hanno studiato due famiglie di batteri, Buchnera e Wigglesworthia, entrambe evolute dal microrganismo Escherichia coli. Nella loro evoluzione, i due batteri hanno perso alcuni geni che, al contrario, sarebbero stati necessari per sopravvivere in condizioni differenti. Secondo questo modello alternativo, sono riusciti a predire accuratamente oltre l’80 per cento del genoma dei due batteri. (t.m.)

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